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Un incontro

Perdere il potere

Emilio Fede presenta un libro, ricostruisce il suo passato, ha poca voglia del presente

7 Ottobre 2015

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Perdere  il potere

Emilio Fede fa un bilancio

Le presentazioni dei libri hanno tutte qualcosa in comune: si parla bene dei libri e soprattutto dei loro autori. Quella che ho visto ieri, 6 ottobre, in uno spazio non molto capiente del teatro Franco Parenti, a Milano, poteva essere stata organizzata per parlare bene di Emilio Fede, che ha appena pubblicato un libro dal titolo ambiguo: Se tornassi ad Arcore (Marsilio). A un incontro di pochi giorni prima, a Roma, c’era poca gente, come ha testimoniato Libero.

Non ce n’era molta neanche ieri, una cinquantina di persone. E, a dialogare con lui, Vittorio Feltri. Fede, come tutti sanno, è caduto in disgrazia. Dopo vent’anni al Tg4 gli hanno dato il benservito. È coinvolto in un’inchiesta giudiziaria intorno alle feste di Berlusconi a Arcore, e forse anche altrove, non lo so. Non so se quelle donne si vendessero per soldi e che cosa venisse a Fede dal favorire quegli incontri (sempre che lo abbia fatto).

Ero lì, alle sei e mezzo, su una sedia di legno in prima fila e non c’era stato alcun problema per entrare, altro che le file di Expo, il pubblico era in maggioranza anziano, un paio di fotografi, una telecamera.

Una sola volta avevo visto Emilio Fede dal vivo, cinque o sei anni fa, a Segrate, dove faceva il Tg4. Era arrivata un’automobile tutta sgommante, con la scorta dentro, e lui era schizzato fuori con una faccia nera da far paura. In quel momento non avrei voluto avere a che fare con lui. Ieri è stato diverso. Quando è arrivato, aveva l’aria più innocua del mondo, il viso un po’ giallo sotto le luci forti della sala, incipriato come se stesse in uno studio tv.

Lo ha detto subito: “Di Berlusconi non parlo”. La rottura fra i due risale a tre anni fa, tre anni in cui deve aver masticato amaro. Feltri ha detto subito di essere andato in cerca di pagine piccanti, nel libro, ma di non averne trovate. In effetti non ce ne potevano essere, con un processo in corso.

Fede ha difeso la sua amicizia con Silvio Berlusconi, ma proprio non gli andava di parlare di lui, ha detto solo che Silvio conosce 1.200 barzellette, tutte catalogate. Ha anche detto che Galliani, quando gli parla, anche al telefono, si alza sempre in piedi. Per il resto Fede ha cercato come di ricostruire la propria immagine, anche ai propri stessi occhi, raccontando della sua carriera da inviato e da giornalista di una Rai “madre, ma non matrigna”, in cui lavorava con Enzo Biagi. Di fatto, lui è stato alla Rai di Bernabei, dove tutto era rigorosamente lottizzato e diviso fra i partiti, in proporzione della loro influenza in Parlamento. Ha parlato delle dirette più famose, quella della guerra del Golfo, con Tarek Aziz che alzava due dita, ma non era un segno di vittoria, era per dire che due piloti italiani erano stati catturati. Ricordate Bellini e Cocciolone? Io sì, eravamo tutti lì a guardare.

Gli anziani tendono a ricordare i fatti del passato lontano meglio di quelli recenti. Fede è indubbiamente un uomo anziano, ha 84 anni, e ai fatti lontani sembra volersi aggrappare per cancellare quelli vicini. Quando andava all’estero al seguito di Aldo Moro, incontrava Gheddafi, dirigeva i telegiornali… William Burroughs una volta disse che la vecchiaia rende tutti rispettabili. Senz’altro gli anni consentono di dire quello che si vuole senza doverne temere le conseguenze. Perciò Fede racconta che Furio Colombo una volta si mosse apposta da New York a Milano per incontrarlo al Principe di Savoia, dove fece di tutto per raccomandargli una tale.

Un peana a Fede viene da Marina Dalcerri, mezzobusta del Tg4, che ha lavorato a lungo con lui, e a quanto pare lo rimpiange, estasiata, commossa. Viene raccontata la storia del “Che figura di merda”: in studio era appena arrivata la notizia della cattura di Saddam nascosto in un buco. Uscì la foto di Berlusconi. Ho chiesto a Dalcerri se il suo direttore se la prendesse più con i giornalisti o con i tecnici, in quelle sfuriate, e mi ha risposto: “Con tutti”.

Di fianco a me c’è una bella donna, non la riconosco, ma si chiama Susanna Messaggio e la vedevo in televisione da ragazzo, era una valletta, poi una conduttrice. Gli fa una domanda un po’ strana: “Chi te lo fa fare? Che cosa vuoi fare da grande?” Non mi è chiaro che cosa gli chieda, chi glielo fa fare che cosa? Scrivere un libro? Lui risponde che a volte si alza di notte e riscrive il suo testamento, a seconda dell’umore, che sua moglie era una donna corteggiatissima… Feltri si rende conto che il dialogo sta diventando surreale e taglia via corto.

Ho visto diverse persone che hanno sempre cercato le donne, anche fuori dal matrimonio, e che dopo gli ottant’anni non fanno che magnificare la moglie, restata loro fedele sempre. Di fatto queste donne sono responsabili del successo e qualche volta dell’insuccesso di quegli uomini. Lui nomina continuamente Diana De Feo, la moglie.

Arrivano quelli di Striscia la notizia e Valerio Staffelli gli dà un tapiro d’oro, e è chiaro che è un gesto di affetto, non di aggressione, e poi siamo rimasti in pochi, solo Andrea Pinketts prima ha cercato di dire qualcosa d’intelligente, facendo notare come la corrispondente da New York nel 91, Silvia Kramar, fosse stata attrice in “Sbatti il mostro in prima pagina”, e come il mostro adesso sia lui, Fede. Uno strano ricorso della vita.

La moglie è lì che cerca un ristorante per la cena, si impegna per mettere insieme i commensali. Che sono pochi, comunque, perché noto che molti si sfilano, e questo mi sembra un po’ patetico, alla fine restano una mezza dozzina, ci sono un paio di ragazzi che, se non capisco male, gli hanno fatto da autisti, e poi un suo amico e conterraneo del Corriere della Sera.

La legge dell’attrazione per il potere e della ripugnanza per chi non lo ha più è orrendamente banale.

Ho chiesto a Fede se abbia mai sofferto di depressione e mi ha detto “Sì”, in vari momenti della vita. Gli ho chiesto che cosa facesse per uscirne e mi ha risposto “Telefonavo agli amici, tante telefonate”.

Non ho alcun giudizio su di lui, a parte che credo abbia avuto carisma nel suo essere collerico e cinico e probabilmente opportunista. Ma chi, potendolo, non lo sarebbe?

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Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.

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