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L'accusa al sindaco De Blasio: "Sta facendo fallire le scuole pubbliche di New York"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'accusa al sindaco De Blasio: "Sta facendo fallire le scuole pubbliche di New York"

Circa 20 mila persone, mamme papa’ insegnanti e studenti, per il 90% neri o ispanici, hanno sfilato sul ponte di Brooklyn e si sono fermate davanti alla City Hall, sede del sindaco Bill de Blasio a Manhattan, dove hanno spiegato i motivi della manifestazione. “Signor sindaco, quello che stiamo sostenendo oggi e’ che il sistema della scuola pubblica e’ il tuo sistema, e che le charter schools sono una parte di quel sistema”, ha detto il presidente del Borough (e’ il nome dei 5 superquartieri della citta’) del Bronx Ruben Diaz, democratico e potenziale avversario di de Blasio nel 2017. “E tutti noi vogliamo che siano trattate con eguaglianza”. Diaz ha anche promesso “saro’ sempre a favore delle charter”. “Ho visto con i miei occhi come il sindaco stia facendo fallire le nostre scuole pubbliche”, ha detto poi dal palco Patrick Cabiness, un genitore di Brooklyn di un bambino di 8 anni, in terza. “Alla scuola di mio figlio, la PS 67 di Fort Green, nove su 10 non sanno leggere. Il sindaco ha promesso che entro il 2026 tutti quelli in seconda sapranno leggere al livello da promozione, ma in quell’anno mio figlio ne avra’ 19, ha bisogno di educazione adesso!” ha protestato. Niente di sovversivo, dunque, ma tanta frustrazione e la convinzione di subire un torto aggiustabile, solo ci fosse la volonta’ politica riformatrice, e coraggiosa nello sfidare lo strapotere corporativo dei maestri.

I manifestanti avevano la maglietta rossa con la scritta “Io mi batto perche’ finisca l’ineguaglianza”, ma non erano filocomunisti che volevano sostenere il sindaco rosso nella sua campagna “alla Picketty” sulla diseguaglianza economica in generale. Il loro obiettivo, molto piu’ immediato e concreto, e soprattutto raggiungibile, e’ di spingere l’amministrazione a non frenare lo sviluppo delle charter schools. Questo tipo di scuole sono popolarissime soprattutto nei distretti piu’ poveri del Bronx, dei Queens e di Brooklyn dove vive la maggioranza della popolazione di colore o latina. Sono molto popolari, ma rare. E questo e’ il problema che il sindaco non vuole affrontare, perche’ per la sua elezione aveva cercato, e avuto, il sostegno e i denari delle union della scuola, acerrime nemiche del movimento delle charter schools.

I sindacati degli insegnanti sono potenti organizzazioni politiche, che danno voti e contributi ai politici democratici in cambio di un occhio benevolo sulle loro richieste economiche e di coperture assistenziali, ma anche di garanzie del posto di lavoro a prescindere dalla qualita’ dell’insegnamento che danno. I progressi didattici degli studenti non sono insomma al centro delle preoccupazioni dei maestri, e se questo suona familiare anche alle orecchie dei lettori di Libero che hanno i figli in eta’ scolastica e’ perche’, sul tema della scuola, la gestione “sociale” all’italiana e quella pubblica americana sono allineate nella mediocrita’. Non a caso, ai test internazionali PISA, i risultati negli USA e in Italia nei rispettivi sistemi pubblici non brillano certo per eccellenza nelle classifiche.
Ma tale e’ stata la decadenza del livello d’insegnamento nei ghetti di tutte le metropoli Usa che da anni, in risposta, si e’ sviluppato un movimento per soluzioni alternative: o i voucher con cui le famiglie disagiate possono accedere a istituti privati migliori, oppure le charter school. Tutte le famiglie “non privilegiate” le conoscono, in America, perche’ i loro risultati sono di gran lunga migliori di quelli delle scuole pubbliche “ordinarie” dominate dalle union dei maestri, e vorrebbero mandarci i loro figli. Basti dire che sono cosi’ poche che il sistema di accesso deve basarsi sulle lotterie, con liste di attesa lunghissime.

La caratteristica delle charter school e’ di essere sempre parte del sistema dell’istruzione pubblica, quindi gratuite per gli utenti, ma di avere promotori, dirigenti e corpo insegnante che sono al di fuori della burocrazia sindacalizzata, impongono regole severe di disciplina, lavorano piu’ ore e mettono i risultati sopra tutto. Le charter ricevono contributi in denaro e godono dell’impegno volontario e caritatevole di donatori “illuminati” che vogliono offrire ai poveri lo stesso servizio educativo delle scuole private e delle scuole parrocchiali, entrambe a pagamento. La leader di New York di questo movimento e’ Eva Moskowitz, ex consigliera comunale DEM, fondatrice e CEO del circuito delle charter School Success Academy, tra le piu’ ambite per i suoi ottimi risultati . La manager e’ nota per le sue critiche a de Blasio perche’ non concede piu’ permessi per l’apertura di charter school e piu’ spazi su cui crearle. Oggi, dopo il successo della manifestazione di ieri, Eva ha ufficialmente negato di pensare a candidarsi da sindaco contro de Blasio tra due anni. “Non corro perche’ penso che cio’ che potrebbe essere raggiunto nella educazione pubblica e’ qualcosa che cambia la vita”. Eva vuole insomma far del bene ai giovani aiutandoli a istruirsi meglio, una scuola alla volta. Ma se resta de Blasio con la sua posizione ostile alle charter e fermo nel voler mantenere il sistema sindacalizzato attuale, che copre oltre il 95% degli studenti, si vedranno sempre piu’ cortei di genitori “contro l’ineguaglianza”.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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