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Complimenti per la trasmissione

Evolution la metafora gastronomica d'Italia

Il programma notturno di Raidue

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
ugo tognazzi

Ma il gorgonzola si conserva in frigo scoperto o coperto (o è un delitto di lesa maestà lasciarlo all’aperto, con quell’afrore che s’arrampica nella stanza in un delirio olfattivo) come dice la Prima Rete nel ‘65 ? E nella ricetta del “Risotto alla milanese” di Carlo Emilio Gadda –recitata dal compianto Edmondo Berselli- davvero “il burro deve untare ogni chicco non annegarlo”? E la maionese deve essere mantecata lentamente, in un “moto perpetuo” che fa un po’ loop ipnotico, come sibila lo chef Ugo Tognazzi davanti alla telecamera anni 60?

Tutti questi ineffabili quesiti emergono dalla visione di Evolution (Raidue mercoledì, terza serata), il documentario che più di ogni coking show descrive l’Italia attraverso il riscatto delle viscere e del buon cibo. Evolution è una strana trasmissione, più da Bbc che da Rai, nel bene e nel male. Nel bene perché è servizio pubblico, nel male perché forse lo è troppo. Non ha un conduttore, tranne un ragazzo spigliato e barbuto che mi ricorda Alberto Angela in versione casual, usato come interstizio tra un filmato e l’altro. Evolution è un programma di montaggio sulla falsariga appunto di “Giù al nord”, vecchia idea di Berselli ispirata a sua volta al Viaggio nella valle del Po di Mario Soldati, qui giustamente citato. E’ il tentativo di ripercorrere la storia della nazione attraverso il suo rapporto col cibo alternando vecchio e nuovo in un contrasto godibile e nostalgico. Sicchè eccoti scorrere le immagini delle spese ai mercati generali negli anni 70 alternate a quelle dell’Expo milanese; il richiamo al primo supermaket italiano con intervista a Bernardo Caprotti fondatore di Esselunga (“la donna in America una volta cucina quattro ora, poi una, ora assembla il cibo…”); i cibi inscatolati negli aerei e un giovane Lubrano che ti avverte che la carta oleata sotto la carne pesa ben 60 lire nell’economia; Panariello e la massaie romane alla sora Lella; i cuochi di una volta e quelli che vanno a Masterchef; Brosio prima della conversione che s’immerge nelle camere dello scirocco siciliane.
Evolution produce un collage d’immagini che rivelano il carattere di un popolo untuoso, saporito e sfuggente come il piatto di spaghetti, pollo e insalatina che Fred Bongusto a malapena riesce a mandar giù –come nella canzone-. Non sarà la “revolution”, ma è un modo inedito di usare le teche a costo (spero) basso…

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