Cerca

Mister Nobel

Obama smentisce ancora se stesso: le truppe Usa? Restano in Afghanistan

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Contrordine di Obama. Le truppe americane resteranno in Afghanistan anche dopo che lui se ne sara’ andato, e per il 2016 il contingente continuera’ ad essere di quasi 10mila soldati, come adesso. I generali sul campo avevano raccomandato da tempo questa soluzione a Barack, per garantire all’Afghanistan di non fare la fine dell’Iraq. Obama aveva originariamente pianificato di ritirare quasi tutti i soldati entro la fine dell’anno venturo, lasciandone solo un manipolo a difesa dell’ambasciata di Kabul.

Il nuovo piano, annunciato in conferenza stampa oggi 15 ottobre, e’ di mantenere invece l’organico al livello attuale, 9800 militari, nel corso del 2016, per scendere poi a 5500 nel corso del 2017. L’idea del dimezzamento ha lo scopo di salvargli un po’ la faccia, perche’ serve a confermare che la tendenza e’ al ritiro totale, quello che Obama ha dichiarato svariate volte, compreso il discorso dello Stato dell’Unione del gennaio scorso. Ma si sa che alla Casa Bianca, nel 2017, ci sara’ un altro comandante in capo, e sara’ il nuovo eletto a valutare il da farsi, tenendo conto dei progressi o meno nella lotta contro i Talebani e l’ISIS, che ha gia’ adesso una sua presenza in 7 province.

Il presidente non ha ammesso che il cambio di programma e’ frutto della lezione che ha imparato dopo il suo errore di lasciare prematuramente, e completamente, Bagdad. Il vuoto politico e militare lasciato troppo in fretta ha permesso che il governo filo sciita iraqeno diventasse un vassallo dell’Iran e che gli estremisti sunniti riprendessero spazio, fino all’attacco dell’ISIS che dalla Siria ha varcato i confini dell’Iraq e oggi ne controlla una larga fetta.

Chiaramente, e’ proprio questo scenario disastroso che ha indotto Obama al dietro-front: ma se avesse seguito la stessa strategia che ha esposto oggi per Kabul anche a Bagdad, i gruppi islamisti da Al Qaeda all’ISIS non avrebbero avuto la porta aperta per vanificare gli anni, i miliardi e le vite americane spesi nella guerra in Iraq. Eletto sulle ali della sua campagna pacifista nel 2008, il presidente non aveva voluto ascoltare gli allarmi dei comandanti sul campo in Iraq e aveva preferito appuntarsi la medaglia del ”presidente che finisce le guerre”. Cosi’ rispetto’ il suo stesso calendario del ritiro che aveva venduto nei comizi e che era attento alle scadenze elettorali e ai sondaggi, anziche’ all’andamento della guerra.

Addirittura, dichiaro’ l’Iraq “stabile”, gloriandosi di un successo, ancora in erba e tutto da difendere, che era stato di Bush e di David Petraeus. Ma la condizione dell’Iraq era ovviamente ancora fragile, seppure avviata alla democrazia attraverso varie elezioni popolari, e andava protetta da una presenza militare americana adeguata. Oltretutto, i soldati Usa avrebbero vigilato anche sul rispetto di un regime di convivenza e di condivisione del potere tra la maggioranza degli sciiti e la minoranza sunnita, e oggi l’Iraq non sarebbe parte dell’asse Iran-Siria-Russia.

Meglio tardi che mai, sia per gli afghani e sia per la lotta internazionale contro il terrorismo, che troverebbe terreno fertile se Kabul cadesse in mani talebane o dell’ISIS. Obama ha annunciato che i 10mila marines e gli ufficiali continueranno nella missione duplice di combattere l’insorgere dei gruppi islamisti e di addestrare le forze locali perche’ difendano la loro patria. Ma al di la’ della presenza fisica e degli scopi tattici, e’ la conferma esplicita dell’impegno americano militare a costituire la nota piu’ positiva.

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • vincenzocontadino

    16 Ottobre 2015 - 12:12

    http://vincenzoditolve.blogspot.it/2015/10/se-gli-usa-arrancano-nel-mondo-solo.htmlTesto

    Report

    Rispondi

blog