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Complimenti per la trasmissione

Toto Cutugno e l'Armata Rossa come il coro di Bud Spencer

Voci da Sanremo 2013/2

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Toto Cutugno e l'Armata Rossa come il coro di Bud Spencer

Non sopporto i cori russi, cantava Battiato. Dio, se aveva ragione.
Il grottesco, la prima sera, s’è consumato sul palco dell’Ariston verso mezzanotte, quando il compagno Toto Cutugno ha intonato L’Italiano , accompagnato da un coro di 43 individui vestiti con divise kaki tagliate anni 80 e cappelli dall’aerodinamica impossibile. I suddetti individui, emersi da una nebbia siberiana, sembravano soldati russi. Poi, diomio, ho realizzato che erano davvero soldati russi. Era il coro della mitica Armata Rossa -40 fantaccini più 3 generali- che cantava a squarciagola Viva l’Italia /gli spaghetti al dente/ e un partigiano come presidente, e «senza alcun accento, l’abbiamo già fatta tre volte insieme al Cremlino....» come spiegava lo scarmigliato Toto mentre trattava quei quaranta professionisti come la sua colf rumena messa in regola coi contributi pagati. Ora vi prego di analizzare bene la situazione. L’Italiano cantata in Russia, senza accento. Dall’Armata Rossa. E al Cremlino, quindi con l’autorizzazione diretta di Putin. Che è un po’ onestamente spiazzante. Come se  I Ricchi e Poveri sponsorizzati da Obama interpretassero The Star Spangled Banner, l’inno americano, nella finale del Super Bowl.
Toto parlava, e cantava perfino in russo -probabilmente senz’accento-, e si compiaceva, e faceva intendere che aveva rimborsato  il biglietto di tasca sua ai militari;  chè, insomma, ci teneva ad averli lì come ai tempi in cui duettava con Ray Charles; e chè poi li avrebbe accompagnati, i soldatini, dal Papa e magari avrebbe fatto fare loro pure un giro al Colosseo e a Venezia. Cutugno era una betoniera di frasi affettuose e attestati di stima. E io lì, l’osservavo ipnotizzato pensando a Putin, e alle quattro decine di militari  pronti a lasciare il tepore delle famiglie e delle dacie per inseguire il sogno di fare da tappeto musicale a Toto Cutugno. Un’immagine struggente. Alchè ho chiesto commento ai colleghi. C’è chi mi ha evocato Benigni con l’Orchestra Mozart di Abbado, chi il commovente film Il Concerto, chi la potente compagine canora degli alpini. Però a me è solo venuta in mente il coro dei pompieri di quel vecchio film di Bud Spencer e Terence Hill, Altrimenti ci arrabbiamo. La notte successiva ho sognato i Beatles che facevano da vocalist ai Fratelli LaBionda...



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Commenti all'articolo

  • MichaelFrei

    16 Febbraio 2013 - 19:07

    Ma è chiaro: Ctugno, come va tanto di moda tra le vecchie glorie (?) italiane come Al Bano, Pupo e Ricchi e Poveri, si costruisce la pensione cantando in Russia e nei paesi dell' est, e cerca di ingraziarsi quei governi. Ai quali, peraltro, non dispiace venire in Italia a nostre spese a cantarci che siamo spaghetti al dente, eccetera eccetera. Povera Italia.

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