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Primarie repubblicane

Il castiga-Trump si chiama Ben Carson

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il castiga-Trump si chiama Ben Carson

Ed ecco che, dopo tre mesi di ascesa e di primi posti nei sondaggi nazionali e negli stati cruciali, Donald Trump sperimenta l’amaro sapore della sconfitta in Iowa. Mancano 100 giorni al caucus dello stato del MidWest famoso per due cose: e’ la capitale americana del maiale, ed e’ il primo posto dove votanti veri, di entrambi i partiti, fanno sapere alla nazione per quali candidati mettono la crocetta sulla scheda. Il sorprendente castiga-Donald e’ Ben Carson, il nero neurochirurgo dalle maniere composte e dall’eloquio sofisticato, anche se non immune da gaffe per il suo irresistibile disprezzo della correttezza politica: negli ultimi due sondaggi di ottobre ha superato, anzi surclassato, il miliardario brutale nei commenti anti-immigrati e nelle provocazioni finte-spontanee (come quella di accusare George Bush per l’11 settembre per colpire il fratello Jeb).


Secondo il sondaggio del Des Moines Register/Bloomberg Politics, Carson e’ emerso vincente con il 28% delle preferenze, nove punti piu’ del 19% per Trump. Il supporto per Ben e’ balzato di 10 punti da agosto, mentre Donald ne ha persi quattro. “Trump ha un problema reale, ora Carson e’ il favorito per la vittoria in Iowa”, ha detto lo stratega repubblicano Alex Castellanos al quotidiano Des Moines Register. Non c’e’ solo il dato nudo della preferenza. Alla domanda “quale candidato vorresti che uscisse dalla gara?” piu’ iowani (il 25%) hanno citato Trump che non tutti gli altri 14 ancora in corsa. E tra sia i moderati sia tra i sicuri partecipanti al caucus di febbraio di eta’ sotto i 44 anni, ben il 36% vorrebbe che si ritirasse. Significa che Trump continua ad avere uno zoccolo durissimo di repubblicani che non solo non lo indicano come favorito, ma lo detestano.

Ben Carson, nelle interviste agli interpellati che lo hanno votato nel sondaggio, e’ giudicato una persona onesta e di senso comune, e soprattutto sincera e dalle credenziali di conservatore fedele ai principi. Anche se accomunati dalla oggettiva militanza nel “partito degli antipartito”, Donald e Ben non potrebbero essere piu’ lontani l’uno dall’altro via via che vengono alla luce le loro posizioni di merito, e le qualita’ personali percepite dal pubblico. Sulla religiosita’ personale e sulla difesa della vita Carson ha un curriculum cristallino alle spalle, mentre e’ evidente che Trump appare opportunistico quando reclama la sua fede cristiana e si schiera pro vita, dopo essere stato nella sua carriera politico anche liberal e Democratico. In politica estera, su Russia, Siria e Isis, di fatto l’isolazionismo di Trump e’ lo stesso di quello di Obama (“Va bene che Putin entri in Siria e faccia la guerra all’ISIS”, ha sostenuto Trump). Carson ha invece una visione sulle responsabilita’ dell’America piu’ articolata e piu’ interventista, in linea con le idee mainstream dell’establishment del GOP. “Putin, e cio’ e’ allarmante, ha mandato in Siria truppe e armi per aiutare Assad a stare al potere. La presenza russa e’ destabilizzante”, ha detto qualche settimana fa Carson. “Noi dobbiamo assicurare che gli USA si schierino con gli alleati in questi difficili momenti. La instabilita’ che ha distrutto la Siria presenta un pericolo crescente per Israele, il nostro alleato storico in Medio Oriente. Gli Stati uniti devono stare a fianco di Isarele per assicurare la sua sicurezza”.
Carson aveva avuto il 28% di consensi, e aveva staccato Trump, secondo al 20%, anche nel sondaggio Quinnipiac di qualche giorno fa, nella prima meta’ di ottobre. Il trend e’ reale e registra il ribaltamento rispetto a meta’ settembre, quando Trump era al 24% e Carson al 19%. La media dei sondaggi in Iowa curata da RealClearPolitics vede oggi Carson primo con il 25%, davanti a Trump con il 21%, a Rubio con il 9,3%, a Cruz con l’8,7%, a Fiorina e Jeb Bush pari con il 5,7%. Finora “The Donald” aveva fatto del successo nei sondaggi, dalla partenza della sua campagna 100 giorni fa, l’argomento politico piu’ concreto per convincere i fans e ridicolizzare gli avversari. Ora, subita la prima seria batosta, deve mostrare se ha doti da incassatore sotto la maschera del suo super-ego.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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