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Il "ricorso contro il ricorso" di Valentino Rossi: perché Jorge Lorenzo domenica non corre su una Honda?

Andrea Tempestini

Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, peregrinazioni giornalistiche tra Milano, Urbino, New York e ancora Milano, a "Libero" da maggio 2010. Prima economia, poi online, dove continuo a scrivere di economia e politica. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky. Su Twitter @anTempestini

Jorge Lorenzo

"Jorge Lorenzo è parte in causa in questo processo, e la sua posizione deve essere tenuta in considerazione", Albert Valera, manager di Jorge Lorenzo.

Dopo il fattaccio di Sepang tra Rossi e Marquez potevano bastare le frasi a fine gara: la richiesta di una penalità più dura, insinuare che "soltanto per il suo nome" Valentino non fosse stato squalificato tout-court, parlare del "rispetto" perduto per il Dottore. Aggiungiamoci anche il pollice verso sventolato in favore di telecamera sul podio, mentre Rossi alzava (mestamente e scuro in volto) il trofeo per la terza piazza nella corrida malese. Si parla di Jorge Lorenzo. Lo stesso Lorenzo che nelle ultime ore ha raggiunto il punto più basso (per ora) in questa diatriba motociclistica: il "ricorso al ricorso" di Rossi.

Breve cronistoria. A titolo personale (insomma, la Yamaha per quanto possibile non c'entra), il Dottore si appella a quella che per tutti, o quasi, era un'entità oscura fino a pochi giorni fa: il Tribunale arbitrale dello sport (Tas) di Losanna. Obiettivo: sfangare la penalità (ultimo posto in griglia a Valencia) decisa dalla Direzione gara dopo il contatto a Sepang con Marc Marquez. Ecco, ripetiamolo per bene: con Marc Marquez. La decisione è attesa per le prossime ore, al massimo giovedì. È a questo punto che entra in scena Lorenzo: tramite i suoi avvocati chiede di intervenire nell'appello, in soldoni di prendere la parola e dire la sua. Richiesta respinta. Ma quello del maiorchino, si apprende oggi, era soltanto un escamotage: il vero obiettivo - raggiunto - era presentare alla Corte svizzera un plico, una documentazione aggiuntiva, plico accolto integralmente.

Semplice immaginare che cosa possa contenere, quel plico: le "prove" che Rossi abbia torto (nella guerriglia in pista con Marquez, non con Lorenzo), e dunque le "prove" necessarie a confermare la penalità al Dottore e, di conseguenza, a consegnare con discreta approssimazione il titolo mondiale al pilota maiorchino.

Irrituale, la scelta di Lorenzo. Una bassezza, vien da dire. Certo, negare che sia parte in causa (quantomeno a livello "emotivo") sarebbe ridicolo: si gioca il mondiale. Per il suo avvocato, precisiamolo, Jorge è "parte lesa". Eppure, avventurandosi nella burocrazia del Tas, si scopre - lo spiega per filo e per segno La Gazzetta dello Sport - che Lorenzo ha offerto la sua testimonianza alla corte elvetica in veste di amicus curiae, cavillo che permette "a chi non è parte in causa" di offrire informazioni e valutazioni aggiuntive per la bontà della decisione. Sarà soltanto un esercizio di stile, una questione di forma, ma il fatto che Lorenzo si travesta da amicus curiae ("non parte in causa") mentre il suo manager parli di lui come "parte in causa" fa sorridere.

Oltre alle questioni di forma, però, ci sono quelle di sostanza. La prima, e macroscopica: se il ricorso di Rossi riguarda l'affaire con Marquez (partendo dall'incidente tenterà di dimostrare come Marc corresse soltanto per rallentarlo) perché è Lorenzo a "ricorrere contro il ricorso" del Dottore e non, per esempio, la Honda? Alcune indiscrezioni, inoltre, riferiscono che nel plico presentato da Jorge ci siano i dati della telemetria della Honda di Marquez. E dunque, ancora: perché è lui a presentare questo ricorso, il cui cardine sarebbero i dati forniti dalla casa concorrente?

Va bene, si sta giocando il mondiale. Va bene, sarebbe (forse, ma forse!) ancor più irrituale se fosse la Honda a presentare il "ricorso al ricorso" di Rossi. Eppure il gesto di Lorenzo non smette di perplimere. Che poi, a rigor di logica, possono essere "parte in causa" tutti quanti: solo per fare un esempio, non lo è Iannone a due punti in classifica da Pedrosa, o Espargaro (Pol) a quattro punti da Petrucci? Non potrebbe far comodo anche a loro che Rossi parta ultimo, oppure in prima fila? Che poi, estremizzando, sono parte in causa pure i tifosi del Dottore: sapete quanta sofferenza, in questi ultimi dieci giorni? Potevano organizzarsi, e presentare il loro bel plico al Tas: "No, Vale non deve partire ultimo".

Ma tant'è. Se già in Yamaha tra il box di Rossi e quello di Lorenzo c'era un muro, dopo il "ricorso al ricorso" hanno scavato la Lina Gotica, con tanto di carristi e batteria antiaerea. Tanto vale che Lorenzo, a Valencia, gareggi su una Honda.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • bilauri

    04 Novembre 2015 - 18:06

    Siamo arrivati alla vergogna. Ammesso il fatto che la cosa riguarderebbe Marqez E Valentino la logica fa pensare che quel bambino cretino di Lorenzo stia tramando in modo talmente sporco che non lascia dubbi. Con questa penosa vicenda comunque vada penso che Lorenzo passerà alla storia del motociclismo da vero cafone

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  • edelman124

    04 Novembre 2015 - 12:12

    Lorenzo fa un po' pena, ha tanta paura di Valentino Rossi , da rischiare la carriera e rendersi ridicolo insieme al suo compare Marquez.

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