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Complimenti per la trasmissione

Allegiance, una normale famiglia di spie russe

Finalmente una spy story di quelle belle tradizionalotte

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Allegiance

La bella famigliola

Alex O’ Connor è un mix slavato e con le lentiggini, tra La Talpa di Le Carrè, Richie Cunningham di Happy Days e il Reed Richard dei Fantastici Quattro da giovane: ossia un nerd dall’intelligenza scientifica indomabile.
Il ragazzotto, oltre ad essere un agente della Cia in servizio permanente è anche il protagonista di Allegiance (“Fedeltà”, da lunedì 7 settembre su Premium Stories, negli Usa dalla NBC, prende spunto da Ta Gordin di Ron Leshem) , una serie che a prima vista mi sembrava una mera scopiazzatura di The Americans. La trama, in effetti, ne è una fotocopia: due insospettabili marito e moglie di Philadelphia, sposati da anni e con prole, sono in realtà una coppia d’efficientissimi agenti dell’ex Kgb. Soprattutto lei, Katya, la madre, è una specie di Nikita in sonno in grado di sgozzare chiunque –cioè quasi tutti- in sospetto di molestare i suoi tre figlioletti. Figlioletti di cui il secondogenito è Alex, appunto; la primogenita è una scafatissima hacker che va a letto con una spia russa che ricatta i suoi genitori; e la terzogenita una teenager rompitasche con la facoltà innata di trasformarsi in un arma di ricatto semovente.
Ciodetto, dopo i primi venti minuti di visione, ti dimentichi di The Americans, molto più complesso, e ti lasci trascinare dalla sceneggiatura da guerra fredda senza la guerra fredda. Il plot di Allegiance ha il pregio di essere narrazione semplice, orizzontale, come i vecchi telefilm spionistici di una volta. Non ci sono sottotrame e parentesi nel passato, o fantasie lisergiche alla JJ Abrams. Nella prima puntata il figlio, cuore di mamma, già sospetta che i suoi sono agenti doppiogiochisti e minaccia di denunciarli alla Cia; e i genitori si salvano grazie alle madre che s’inventa d’aver cornificato per anni il padre, cosa peraltro che si rivela vera e il padre ci rimane malissimo. Nelle altre, via via, si scopre che un mercenario vuole vendere una bomba nucleare ai terroristi; e che sia i servizi russi che americani contano su Alex il quale, addirittura, fa il triplo gioco. In mezzo ci scorrono omicidi, agenti Fbi fighissime, spioni russi che ammazzano i propri autisti per un moto di stizza, spioni nippoamericani che spianano ricettatori della camorra italiana grazie al karate e a un senso dello humour desueto. Alla fine ti diverti, ma non capisci mai bene per chi fare il tifo…

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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