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Complimenti per la trasmissione

"I misteri di Laura", la copia della copia della copia di un poliziesco

Le tante facce di una serie tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
I misteri di Laura

Carlotta Natoli

“Laura”, in tv, è un nome che odora di delitto, sorrisi e polvere da sparo. La Laura dal fascino invincibile era Laura Storm, detective/giornalista in impermeabile e battute al curaro, interpretata da una grande Lauretta Masiero, che negli anni 60 riempiva gli schermi della Rai unificata desacralizzando il tenente Sheridan e tutti i muscolari dell’hard-boiled.
Forse gli attenti autori Mediaset non hanno un gran ricordo della Masiero. Perché davvero altrimenti non si spiega perché, per attingere al bacino della commedia giallo-rosa siano ricorsi –ancora una volta- al riadattamento di non una (Los Misterios de Laura, Tve spagnola, anno 2009) ma di ben due fiction straniere (The Mysteries of Laura, Nbc americana, 2014), la seconda clone già sbiadito della prima. Sicché, fa uno strano effetto vedere, al martedì, in prime time I misteri di Laura su Canale 5, la copia della copia della copia, produzione romanissima ambientata in un commissariato torinese con protagonista Laura Moretti interpretata da Carlotta Natoli; e, al sabato, stessa ora, la versione americana, Laura Diamond affidata a Debra Messing astuta detective del dipartimento di polizia di New York. Peraltro entrambe tecnicamente brave nel divincolarsi tra il ruolo di sbirra divorziata dal suo diretto superiore e di mamma; di due gemellini rompiballe per l’americana, e di due gemellini rompiballe più femmina adolescente per l’italiana. I comprimari e le situazioni sono praticamente carta carbone: il collega figaccione, gli amorazzi in ufficio, il collega sfigatello, le baby sitter di diversa stazza e colore. L’altra sera la Laura italiana risolveva brillantemente, con un finale alla Ellery Queen, il caso di avvelenamento di uno chef ucciso col latte di mandorle al cianuro dalla cugina alla quale aveva fregato un libro di ricette. Mentre la Laura americana indagava sul caso dell’omicidio di un marinaio fidanzato virtualmente con una signora molta somigliante alla moglie di Fantozzi.
Nulla d’eccezionale, beninteso. Entrambi i telefilm son decorosi, senza infamia né lode. La Laura italiana, tra sbuffi e scenate di gelosia, ha il difetto di assomigliare troppo alla Pivetti di Provaci ancora, Prof! (e ho detto tutto) . Da qui il mio spiazzamento da spettatore affogato di nostalgia: ma, remake per remake, a ‘sto punto, non era meglio ripescare la Masiero, appunto?...

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