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Emergenza

Sui rifugiati dalla Siria i democratici votano con i repubblicani: Obama sempre più solo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

La Camera USA ha votato 289 a 137 una legge bipartisan, sotto gli auspici del neo Speaker Paul Ryan, che introduce piu’ stringenti garanzie di sicurezza nel processo burocratico e di intelligence per l’ammissione dei 10mila rifugiati dalla Siria (e dall’Iraq) previsti dal piano di Obama. Una cinquantina circa di Democratici si sono uniti ai repubblicani nel frenare il presidente, che ha minacciato il veto se la legge passera’ anche in Senato, dove la votazione si terra’ tra un paio di settimane, dopo il Giorno del Ringraziamento (giovedi’ 26 novembre). La mossa di Ryan di portare la questione dei rifugiati in Congresso e’ la ovvia conclusione della mobilitazione periferica della maggioranza dei governatori del Paese nei giorni scorsi, per lo piu’ repubblicani ma non solo, che avevano espresso la loro opposizione all’accoglienza dalla Siria dei rifugiati, nel piu’ che ragionevole timore che l’iniziativa potrebbe essere un cavallo di Troia che favorisce l’ingresso di terroristi.

Obama ha attaccato i repubblicani, al solito, sulla base della sua, supposta e supponente, piu’ alta moralita’, anche a costo di far correre rischi seri alla sicurezza degli americani. Accusare gli americani di tradimento umanitario perche’ vogliono vederci chiaro prima di aprire le frontiere ai siriani (e cio’ nel novembre 2015, dopo Parigi) significa iniettare politica di bassa lega nella realta’ dell’impegno americano sul tema. Il presidente non ha risparmiato i colpi sotto la cintola (“Hanno paura degli orfani di 3 anni”, ha detto tra l’altro ai repubblicani, con un tono di disprezzo che farebbe meglio a riservare ai radicali islamici, che lui neppure chiama per quello che sono) e ha finto di ignorare che gli USA, nel mondo, la loro parte l’hanno sempre fatta. Obama ha persino alluso “al nero impulso che sta dentro di noi” (e’ il modo in cui stavolta ha espresso la sua trita ossessione per il “razzismo” degli americani bianchi) e ha pontificato che “sbattergli la porta in faccia (ai rifugiati NDR) sarebbe un tradimento dei nostri valori”. Oggi ci sono circa 10 milioni di siriani che sono o rifugiati all’estero (4,2 milioni) o sfollati all’interno del loro paese (oltre 5,5 milioni). Con il suo obiettivo di 10mila rifugiati da accettare, Obama risolverebbe dunque il problema dello 0,1% di loro. Non e’ un “tradimento dei nostri valori”? E’, questa sua, una percentuale abbastanza “morale”?

Le cifre ufficiali di fonte Banca Mondiale Onu raccontano la storia vera. Ci sono stati 2,5 milioni di rifugiati afghani nel 2014, e gli USA ne hanno accolti 758. Ce ne sono stati 616mila dal Sud Sudan, e gli USA ne hanno presi 52. Dei 410mila dall’Africa Centrale l’America ne ha presi 25. Eppure Obama era al potere nel 2014, e non c’erano repubblicani a mettergli i bastoni tra le ruote: come ha potuto tradire cosi’ massicciamente i valori americani e guardarsi allo specchio ogni mattina? La verita’ e’ che gli USA, pur con queste cifre, sono in cima alle classifiche. Accolgono una media di 70mila rifugiati all’anno, e per giudicare se il numero e’ “morale abbastanza” bisogna guardare a che cosa fa il resto del mondo civile. L’Istituto per le Politiche dell’Immigrazione nota che gli USA “ospitano circa il 20% dei migranti internazionali del mondo anche se sono il 5% della popolazione globale”. E secondo l’esperta di immigrazione Jessica Vaugham, (lo riporta Rich Lowry su Politico.com), dal 2009 gli americani hanno accettato il 70% di tutte le persone designate dalle Nazioni Unite come “rifugiati”. Insomma, Obama non resiste alla tentazione di fare demagogia politica buonista, anche se oggettivamente pericolosa, neppure quando e’ il buon senso a richiedere una prudenza estrema, rafforzata da misure adeguate, nel vagliare i rifugiati siriani e irakeni alla luce della situazione attuale.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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