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Complimenti per la trasmissione

Filippa Lagerback, la dimensione onirica di Sanremo

Beve historia della "proclamatrice" più carina dell'Ariston

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Filippa Lagerback a Sanremo


Premetto che per simpatia, beltà, stile vaporoso, allegria, compostezza vale più una Filippa Lagerback che dieci Bar Refaeli, mezza dozzina di Parodi Sisters e almeno un paio d’Ilarie D’Amico.
Ciò detto, che cavolo ci fa Filippa Lagerback in sensualissimo abitino nero (molto più sensuale di Bar Rafaeli, Parodi, ecc...) sul palco dell’Ariston? Fa la «proclamatrice». Cioè proclama la canzone scelta tra le due cantate dagli Almamegretta, anche la scelta è sbagliata: Filippa consiglia «Mamma non lo sa», e il pubblico sceglie l’altra. Quattro parole, due sorrisi - bellissimi -, l’ennesimo gettone di presenza. Ok. Ma non è questo il punto. Filippa, da anni, è nota per non essere nota, per vivere una dimensione tangenziale e onirica della televisione. Di lei, vestale d’entrata e d’uscita di Che tempo che fa si sa che pronuncia -benissimo- nome e cognome dell’ospite a inizio puntata e che riappare alla fine, educatamente, per salutare. Tra questi due momenti topici che determinano una debordiana estetica dell’assenza ci scorre un mondo, che a noi spettatori è ahimè precluso. In realtà, a smanettare su Internet, si scopre che Filippa è nata a Stoccolma nel ’73; che ha condotto un programmino musicale su Italiauno e uno sul circo su Raitre nel 2002; che, come la Hunziker, gestisce un dopolavoro nei reality di madrepatria; che brilla nello spot Daygum e tiene su La7d il misconosciuto programma «That’s Italia, alla scoperta di un’ Italia insolita». Ovvero di quell’Italia televisiva esterofila di cui -come di Filippa- si conosce il sorriso, ma s’ignorano le opere. Nella sua romanzesca inconsistenza evoca in noi il ricordo degli spettri gentili dei romanzi di Henry James. O -meglio-  di Solvi Stubing, la «chiamami Peroni sarò la tua birra» anni’70; anch’ella fu bionda e di poche parole (e quelle poche avevano una fonetica impossibile), sfuggente come un desiderio erotico mai appagato; e poi affrancata dal sua funzione ornamentale solo in età matura con l’affidamento di rubriche cinematografiche. Ora Filippa, rispetto alla maggioranza delle sgallettate senz’arte né parte catapultate in video potrebbe essere un talento. Onde evitare lo spreco -della sua dignità e dei nostri soldi- sarebbe d’uopo darle un vero ruolo. O cancellarla del tutto....

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