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Baraonda bancaria

Se in banca servono i Carabinieri

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Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, ha invitato i risparmiatori che si sentono truffati dalle quattro banche - quelle salvate col decreto del governo, cioè Banca Marche, PopEtruria, CariFerrara e Carichiate - a rivolgersi ai Carabinieri e alla magistratura per ottenere giustizia. Il leader dei banchieri, che era convinto della solidità del sistema creditizio italiano, scarica il problema sulle istituzioni. La Banca d'Italia, invece, se la prende con l'Unione europea e punta il dito contro i "colleghi" della Consob, autorità a cui spetta la vigilanza sui prodotti finanziari. La vera perla, tuttavia, è del premier Matteo Renzi che ha suggerito di creare una commissione parlamentare di inchiesta per fare luce sul grande caos allo sportello.

In buona sostanza, la colpa non è di nessuno. Ma più di 10mila risparmiatori hanno perso quasi 800 milioni di euro comprando bond subordinati di quelle banche e solo oggi si scopre che Bankitalia aveva chiesto di vietare certi prodotti allo sportello. Un divieto che pare caldeggiare anche l'Unione europea. Quando i buoi sono scappati, i guardiani dicono di voler chiudere la stalla. 

Sta di fatto che dei Carabinieri, dei litigi Bankitalia-Consob e di una improbabile (oltre che inutile, visti tutti i precedenti della storia repubblicana) inchiesta parlamentare non importa granché a chi ha visto evaporare i risparmi di una vita il 22 novembre. 

Quel che sembra sfuggire a chi sta gestendo questa faccenda è la rivoluzione a cui va incontro gioco forza il sistema creditizio italiano. Sta per saltare il pilastro del rapporto banche-clienti, cioè la fiducia, peraltro già drammaticamente minata con gli scandali Cirio e Parmalat che la stessa Assobancaria avrebbe voluto recuperare col fallimentare progetto Pattichiari. Una iniziativa che i grandi istituti avevano ingoiato col solo obiettivo di incamerare dati utili per gestire il marketing, ma che alla fine della giostra si è rivelata un autogol (la lista dei bond sicuri consigliava il titolo Lehman Brothers nel giorno in cui la major americana dichiarò fallimento, il 15 settembre 2008). Delle banche, insomma, ci si dovrà fidare sempre meno. D'ora in poi, ascoltate il consiglio dell'Abi e allo sportello andateci direttamente con le Forze dell'ordine accanto.

twitter@DeDominicisF

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Francesco De Dominicis

Francesco De Dominicis

A Libero dal 2007, è in forza alla redazione di Roma dove si occupa di economia e soprattutto di banche. Il nome di questo blog, Baraonda bancaria, è ripreso dal titolo di un libro scritto nel 1960 da Alberto de' Stefani nel quale l'autore racconta la sua esperienza nel salvataggio del Banco di Roma negli anni 20: è la storia di intrecci politici e gestioni fuori legge. Dopo un secolo, nell'industria finanziaria italiana, non sembra cambiato granché.

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