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La svolta

L'ultima offensiva di Obama:
nozze gay e marijuana

L'America cambia marcatamente verso sinistra su temi sociali, relazioni culturali e umane: gli Usa piaceranno di più agli antiamericani europei?

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

di Glauco Maggi

Obama è all'offensiva sulle nozze gay, e il Maryland, Stato blu a maggioranza democratica, potrebbe essere il terzo a legalizzare vendita e uso della marijuana. L’America cambia marcatamente verso sinistra sui temi sociali e delle relazioni culturali e umane, come indicano sondaggi e referendum. Il presidente sta per mandare alla Corte suprema il parere favorevole della Casa Bianca alla cancellazione dell'attuale divieto delle nozze tra persone dello stesso sesso, e ciò potrebbe avere un effetto importante sui giudici supremi che devono decidere sul referendum in California, quello approvato dalla maggioranza degli elettori di quello stato nel 2008 con la Proposizione 8. I giudici locali avevano in precedenza deciso che le nozze gay erano legittime, ma poi il loro verdetto era stato annullato dalla consultazione pubblica. Una successiva causa dei gruppi pro-gay locali ha ottenuto però l’annullamento degli effetti del referendum e ora la questione è sul tavolo della Corte. Intanto il Paese però si è trasformato. Ieri sui maggiori quotidiani era apparsa una pubblicità a tutta pagina di un gruppo di attivisti pro nozze gay, in cui erano riportate recenti opinioni convergenti di Obama, di Laura Bush, di Dick Cheney e di Colin Powell a favore della libertà di sposarsi con chi si vuole. Del resto, il 53% degli americani oggi è a favore delle nozze gay, mentre nel 2008 il 54% era contrario: anche Obama sosteneva durante la campagna per entrare alla Casa Bianca la prima volta che l'unico matrimonio era quello tra un uomo e una donna. Ma nel 2012 l’America ha assistito alla conversione di Barack proprio qualche mese prima del voto. I sondaggi per un politico sono tutto, e l’opinione pubblica evolve verso il liberalismo.   

Dopo i due referendum nel Colorado e nello Stato di Washington nella parte occidentale del Paese, che hanno legalizzato la marijuana non più con la scusa degli scopi medici ma proprio per “vizio legittimo”, è ora il Maryland che cerca di diventare il paradiso dell’erba libera sulla costa orientale, a un’ora da New York. La deputata dello Stato Curt Andersen, democratica, ha introdotto una legge che renderà legale lo stupefacente per chi ha oltre 21 anni, e creerà un sistema di distribuzione, con tanto di licenze e regolamentazione simili a quelli in vigore per le sigarette. L’erba sarà soggetta a una tassa di 50 dollari per oncia. I proventi, magia della cultura liberal, dovrebbero essere destinati a programmi federali per prevenire gli abusi nei consumi di droga, alcol e tabacco. Il trend verso la massima libertà personale nell’America di Obama, quando si parla di omosessuali e marijuana, o di contraccezione e aborti da finanziare con Obamacare, marcia spedito, senza quasi trovare più ostacolo, se non nella “roccaforte” sempre meno “forte” della destra religiosa. O, se si toccano le armi, nelle schiere ancora nutrite dei cacciatori. Il problema è che il nirvana obamiano viene convenientemente condito dal partito democratico con la “droga” economica del debito pubblico salito a 16 trilioni, inarrestabile, a cui il presidente più socialista che gli Usa hanno mai avuto attinge a piene mani per comprarsi il consenso. Quindi il futuro è di una Olanda ultraliberal nei costumi e di una Grecia nei conti pubblici. Quando lo diceva Mitt Romney nessuno lo ha ascoltato. Ora lo ha scritto persino l’Ufficio bipartisan del Congresso nell’analisi sulle conseguenze delle politiche di bilancio attuali sui conti pubblici tra 10 o 20 anni. E Barron’s, rivista finanziaria non scandalistica, nel riportare la notizia ha messo Obama in prima pagina con la scritta cubitale: “FOLLOW ME we can be like Greece”, Seguite me, noi possiamo essere come la Grecia. “Se seguiamo il piano di Obama gli Usa in 25 anni saranno in condizioni peggiori della Grecia di oggi”, si legge nel sommario. 

Chissà, gli antiamericani europei che la odiavano perché “diversa” potranno finalmente ora provare simpatia per l’America? E’ (quasi) come loro. 

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Commenti all'articolo

  • guifra35

    23 Febbraio 2013 - 09:09

    Se questo trasformista vuole il suo Paese abitato da tutte coppie gay e drogati s'accomodi pure. In Europa, alla stragrande maggioranza degli uomini, piacciono le donne.

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