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Usa Vs Italia

Mitt e Livia senza poltrona
Lui torna a lavorare,
lei chiede asilo al partito

Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, dopo la sconfitta, si occupa di private equity per l'azienda del figlio. Da noi l'ex parlamentare...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Mitt e Livia senza poltrona
Lui torna a lavorare,
lei chiede asilo al partito

Si può essere trombati facendo politica, perché non tutti possono vincere. Ma è che cosa fa un trombato, dopo,  a definire la sua vera statura e personalità,  e il suo ruolo sociale. Prendiamo Livia Turco, che siccome non ha più trovato un posto nelle aule del Parlamento dopo sei legislature da deputata o senatrice, con parentesi da ministra, ha chiesto e ottenuto di avere una stanza nel Partito democratico diventandone una dipendente. Un posto (pubblico di fatto) con stipendio non precario fisso a fine mese, come da contratto. Così avrà quel ponte necessario alla pensione, i due anni che le mancano, da esodata della casta privilegiata. E questo nell’anno di grazia 2013 dello tsunami etico, predicato anche dal suo neo amministratore delegato Pierluigi Bersani.

Saltiamo a Washington, dal trombato più famoso d’America. Che cosa fa Mitt Romney, che è restato fuori dalla Casa Bianca per un paio di punti percentuali e tre milioni di voti in meno su una popolazione di 310? Va a lavorare. Non nel partito ma in una società d’investimenti, la Solamere Capital, dove sarà chairman del comitato esecutivo e si occuperà di private equity. Ciò che faceva prima: nel settore privato, per cercare di fare profitti (per sé e per la sua attività filantropica) sviluppando società, prodotti, posti di lavoro (per gli altri).

Si dirà: la ditta dove è andato è stata fondata da suo figlio Tagg, che gli aveva dato una mano durante la corsa fallita alla presidenza, e da Spencer Zwick, che era stato il chairman del comitato finanziario della campagna di Mitt. Non avrà dovuto di sicuro superare un processo selettivo proibitivo per entrare, ma non è questo il punto. Poteva restare abbarbicato al GOP, reclamando un ruolo importante nella sua struttura.  “Non sarò il leader del partito repubblicano”, ha chiarito invece Mitt. “Altra gente vestirà quel mantello”.

Romney non farà il Cincinnato a Wall Street. “Non scomparirò. Vorrei avere una influenza nel portare il partito in una posizione in cui possa avere successo nel risolvere i problemi che ha il nostro paese”, ha aggiunto. Di tanto in tanto farà qualche discorso, per esempio il primo è previsto per il prossimo mese alla Conservative Political Action Conference, ma per una settimana al mese sarà alla sua scrivania  a decidere investimenti. E’ già ricco alla grande e non ha il problema dei bollini della pensione. Ma chi darà il maggior contributo nello sforzo di far crescere l’economia del proprio paese? L’inesausto cacciatore di affari, di idee di business, di utili aziendali? O la funzionaria che scalderà una seggiola ad personam in un partito  sovvenzionato dai soldi delle tasse di tutti, e votato a promuovere altre tasse per altre spese pubbliche?

di Glauco Maggi 

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