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Paradiso anti-fisco

I miliardari Usa in fuga
dalle tasse di Obama
La meta è Portorico

L'isola caraibica ha introdotto nuove leggi fiscali per attrarre stranieri e americani benestanti. Dieci tycoon l'hanno già scelta, 40 preparano il trasloco

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

I miliardari Usa in fuga
dalle tasse di Obama
La meta è Portorico

Portorico è la nuova mecca degli hedge fund, i cui manager sono l’avanguardia dei cittadini americani più facoltosi alla ricerca di risparmi fiscali. Portorico, che ha un particolare stato di appartenenza-indipendenza dagli Stati Uniti, ha introdotto nuove leggi fiscali che sono fatte apposta per attrarre stranieri e americani della terraferma. Chiunque si trasferisce nell’isola, con l’impegno di risiedervi almeno 183 giorni all’anno (più della metà), non paga un centesimo di tasse sui capital gain accumulati sul proprio portafoglio di titoli. I dividendi e le cedole versati da compagnie americane sono sempre soggetti alle tasse federali Usa, ma non vengono gravati da imposte locali. Negli Usa, chi trae la maggior parte dei propri introiti dagli investimenti e si trova nella fascia alta dei redditi, è soggetto a una imposta del 23,8% sui capital gains di lungo termine e sui dividendi e al 39,6% sui redditi ordinari, che comprendono guadagni di breve termine ed interessi. Con le tasse locali, di Stato e municipali, i residenti di New York e di altre metropoli ad alta tassazione possono facilmente superare il 50% di aliquota marginale complessiva.

Come nella Francia di Hollande, anche nell’America di Obama il regime di tasse punitive per le fasce dei redditi più ricchi favorisce dunque gli esodi di contribuenti più o meno illustri verso erari meno esosi. Così, l’isola caraibica sta diventando per gli americani ciò che il Belgio è per i francesi miliardari, tipo Bernard Arnault della LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton o l’attore Gerard Depardieu. Finora, secondo le autorità locali, sono 10 i facoltosi stranieri che si sono già trasferiti a Portorico. Altri 40 sono in trattative avanzate con il governo per fare il trasloco, mentre le mogli stanno cercando la casa e le scuole per i figli. Il 35% delle persone interessate a sfruttare il forte beneficio fiscale sono executives e manager di hedge funds.

Tra quelli che starebbero cercando un riparo fiscale nell’isola caraibica per trasferire almeno una parte dei propri obblighi tributari è John Paulson, secondo l’agenzia Bloomberg, un vero pezzo da novanta. Paulson, 57 anni, la cui ricchezza è valutata oggi in 11,2 miliardi di dollari, è stato visto di recente nel  quartiere esclusivo di Condado, nella capitale San Juan, dove ha adocchiato una penthouse da 800 metri quadri, con sei posti auto sotterranei, che costa 5 milioni di dollari. Nelle vicinanze c ‘è la scuola privata di lingua inglese di St. John, dove lui e la moglie potrebbero mandare i due figli. Paulson ha fatto un sacco di soldi con i suoi hedge fund imbroccando gli investimenti giusti durante la Grande Recessione: scommettendo “contro” il mattone durante la crisi dei subprime guadagnò 15 miliardi con i suoi hedge funds ed entrò nella lista dei 100 più ricchi al mondo nel 2007-2008. Negli ultimi due anni sembra avere smarrito il tocco da Re Mida: il suo Advantage Plus Fund, a causa dell’euro che non è saltato come aveva previsto, ha perso il 64% e il Gold Fund, dopo un decennio di guadagni per la crescita esponenziale dell’oro, ha ceduto il 26% negli ultimi mesi.

Il finanziere non è certo alla canna del gas, dunque, e la prova sono i 100 milioni di dollari che ha dato a Central Park l’anno scorso, la maggiore donazione di sempre per il parco cittadino che lui ammira dalla sua attuale casa sulla Quinta Avenue e che frequentava da bambino. Meglio la beneficenza ad un parco che i “contributi” al ministero delle imposte. Se Paulson sta ancora valutando il trasloco fiscale che gli consentirebbe di eliminare le tasse sui capital gain derivanti dai 9,5 miliardi che ha in gestione nel suo hedg fund, i suoi manager si sono già “guardati attorno” investendo 450 milioni l’anno scorso in una compagnia di riassicurazioni delle Bermude.

Portorico è un territorio Usa “non incorporato” nella federazione, cioè non è uno Stato come gli altri 50: fiscalmente è indipendente, cioè i suoi residenti non pagano le tasse federali al governo Usa, a cui è delegata la gestione della politica estera e della difesa. I suoi cittadini, peraltro, possono servire nell’esercito e frequentare le università statunitensi, ma anche vivere e lavorare liberamente negli Stati Uniti (a New York sono circa un milione). Nel passato sono stati tenuti dei referendum per decidere se diventare uno degli Stati della Federazione (e pagare le tasse federali, oltre a poter eleggere il presidente: oggi non possono farlo, anche se tengono le primarie dei due partiti); o se essere indipendenti; o se restare nel presente regime ibrido. Ha sempre vinto questa ultima opzione.

di Glauco Maggi

 

 

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