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Complimenti per la trasmissione

Papa Francesco un po' Roncalli un po' Mick Jagger

Il boom d'ascolti dell'Angelus

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Il Papa star tv

 

Era in missione per conto di Dio. Un po’ Mick Jagger (venti minuti di Angelus valgono, per pubblico, un’intera tournée degli Stones); e un pò Ignazio da Loyola per il carisma; e un po’ Giovanni XXIII° per il ritmo, Papa Francesco nelle uscite pubbliche rivela insolito talento.

Da laico non praticante e memore dei discorsi alti ma torpidi del suo predecessore, io mai l’avrei detto. Eppure, l’Angelus di Jorge Mario Bergoglio è stato seguito da 6.758.000 spettatori - 41.5% -su Raiuno. E il solito SkyTg24 -non la Rai- diffondendo la diretta della messa che il Pontefice  in Vaticano ha strappato l’applauso dei fanatici del servizio pubblico. Ora, Papa Francesco, tecnicamente, è quel che si dice un empatico. Affacciato alla finestra con la talare bianca screziata dal Ponentino, senza mozzetta, benedicendo con lievi basculamenti del polso, l’uomo ha esordito educatamente e con astuzia: «Fratelli e sorelle, buongiorno, è importante per noi cristiani incontrarci e salutarci, in questa piazza che grazie ai media ha la dimensione del mondo...». E lì la sensazione era quella che s’augurava Cesare Zavattini: che si parlasse d’un mondo in cui «buongiorno» vuol dire davvero «buongiorno». Il Papa, ad un tratto, citando «la misericordia che rende il mondo meno freddo» ha abbandonato platealmente il discorso ufficiale ancora una volta-  per il gusto dell’improvvisazione; e s’è messo ad evocare una vecchietta di Buenos Aires  che, anni prima, voleva essere confessata, ferma assertrice del perdono divino. «Come fa ad essere convinta che Dio la perdonerà, nonna?» le chiese Bergoglio; «perdona, perdona, se Dio non perdonasse il mondo non esisterebbe...», rispose la vecchia. « mi venne voglia di chiederle: ma lei signora ha studiato alla Gregoriana?», ha continuato il Papa. Risata dal pubblico. Inquadrati a migliaia. Molti bimbi coi papà, nani sorridenti sulle spalle di giganti. Mi ha ricordato la mission di Papa Roncalli, l’ultimo poeta uscito dal conclave : «Non potete venire da me, così io vengo da voi» ( cfr. Le parole del Papa Buono di Maria Novella Parri, Imprimatur Editrice). Se continua così, sai che ascolti...



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