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Complimenti per la trasmissione

"K2", la montagnetta che non scala gli ascolti

La fiction su Raiuno è carente nella scrittura

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
K2 la montagna degli italiani

 

 

Se le fiction sull’alpinismo in tv sono più rare di quelle sui giornalisti -già terribili di per sè- , ci sarà un motivo.

E il motivo l’ho capito l’altra sera, mentre scosso dal torpore, ha buttato l’occhio su Raiuno, su una scena di K2- La montagna degli italiani, la storia della leggendaria conquista alpina del ’54 ad opera di una spedizione italiana larga quanto una delegazione di Rai Sport alle Olimpiadi (700 persone, una falange).  La scena era questa: c’è il capospedizione, il mitico Ardito Desio interpretato da Giuseppe Cederna, che nella sua tenda arredata come quelle dei safari africani, viene raggiunto dalla guida che gli dice: «Desio sahib, meglio che voi italiani attaccate subito montagna, monsone arriva presto non c’è tempo acqua è peggio di neve, questa è mia terra. Io non so come voi occidentali parlare di futuro con questa leggerezza...». Cederna s’incazza con la guida e gli spiega la situazione meteo come fosse il colonnello Giuliacci. La guida assomigliava spaventosamente a Samuel Jackson ma parlava come la Mamie di Via col vento. E lì ho capito. Che i dialoghi piatti, telefonati e senza un briciolo di suspence ( e dire che nella vicenda dal giallo delle bombole a Bonatti che dormì una notte all’adiaccio di suspence ce n’era...) erano il motivo per cambiare canale. A parte le polemiche sulla ricostruzione storica; a parte la location che, in una tiratissima sospensione d’incredulità, tenta di spacciare i dintorni di Innsbruck per la catena dell’Himalaya; a parte la manipolazione di alcuni personaggi, tra cui Walter Bonatti che fa la figura del cazzone mentre apre le lettere delle morose dei colleghi; e a parte un ragazzino del Karakorum che rimane impilato al freddo perchè «io aspettare Mario» e questo Mario è morto; a parte tutto ciò, la scrittura del film è datata ed algida.

Probabilmente si tratta di un adattamento troppo realistico al tempo e alla geografia della storia. Insomma rimane un drammone anni 50, 60 al massimo.K2 ha fatto il 16%, battuto da Ballarò. Dice la voce narrante: «la montagna è l’unico posto che ti fa sapere quanto vali, qui non puoi attaccarti che alla roccia: o sali o non sali». Sostituite “montagna” con “sceneggiatura” e tutto sarà chiaro.



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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    26 Marzo 2013 - 21:09

    un po' è vero, beh..

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  • darkstar

    25 Marzo 2013 - 12:12

    Il peggio del peggio del cinema italiano. Visto che al botteghino fanno tutti fiasco sono passati in televisione, dove il canone si paga, che i programmi facciano schifo o no.

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