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Via al sequester

La Casta Usa taglia gli sprechi ma non gli stipendi(che è già qualcosa...)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama al Congresso

Barack Obama al Congresso

New York. Sarà perché tra senatori (100) e deputati (435), nell’America che ha 310 milioni di abitanti si arriva a poco più della metà dell’esercito dei parlamentari (630 deputati e 315 senatori) in Italia, che di cittadini ne ha 60,6 milioni, meno di un quinto degli Usa. E sarà perché Obama prende 400 mila dollari l’anno, la metà dello stipendio dei rettori delle maggiori università, e i parlamentari attorno ai 200-250mila dollari a seconda del rango: una frazione, cioè, degli emolumenti dei capi delle imprese e delle banche quotate, il famigerato “uno per cento” finito nel mirino di Occupy Wall Street negli anni più duri della recente crisi economica. Resta il fatto che non ha ancora adeguatamente infiammato l’opinione pubblica l’immunità, definita “curiosa” dal sito web del gossip del Palazzo, The Hill, riservata a Obama e compagnia mentre il “sequester” si sta abbattendo sistematicamente sui dipendenti della Casa Bianca, sugli staff dei parlamentari, oltre ai 750mila dipendenti civili del Pentagono e alle altre centinaia di migliaia di lavoratori federali. Dal primo marzo, non avendo i due partiti e il governo raggiunto entro quella data un’intesa su come pianificare diversamente i tagli al bilancio federale che si erano autoimposti con la legge del 2011 che alzò il tetto del debito, è infatti scattato il “sequestro” automatico di una prima tranche di 85 miliardi entro fine anno dai budget delle Forze Armate e dalle altre agenzie dell’amministrazione pubblica. 

Ma l’anomalia del trattamento, punitivo verso certe categorie di lavoratori e “speciale” verso i politici eletti, non durerà a lungo. Per ora si colgono le prime ironie dei commentatori, come Rich Lowry che su Fox News ha ricordato che i parlamentari potevano benissimo inserire tra le misure di taglio anche una percentuale del 10 o del 20% ai propri stipendi, ma “se ne sono dimenticati”. In realtà ben sapevano che la Costituzione impedisce ai deputati e ai senatori in carica di ritoccare la propria paga di membri del Congresso, ma consente di legiferare sulle condizioni di quelli che verranno dopo. Oggi, perciò, sono “costretti” a incassare gli stessi stipendi senza riduzioni fino a quando non sarà eletto, nel novembre del 2014,  il prossimo Congresso che entrerà in funzione dal 2015. 

In compenso, il “sequester” è in essere per le spese generali del mantenimento della “politica”: infatti, alla Casa Bianca sono stati eliminati i famosi “tours” per i turisti, a causa del personale lasciato a casa senza paga, a turno, per alcuni giorni al mese, mentre deputati e senatori risparmiano sullo staff, arrivando anche ai licenziamenti di qualche portaborsa, e tagliando le spese gestionali. Il Congresso è escluso dalla “purga” per la legge del 1985, il Gramm-Rudman-Hollings Balanced Budget Act, che introdusse per la prima volta il concetto del “sequester”, ma esentando alcuni aspetti, come i versamenti delle pensioni, il pagamento degli interessi sui debiti pubblici, lo stipendio del presidente e i prestiti agli studenti per il college. Anche se non esplicitamente esclusi dal sequestro, i salari dei congressmen si sono sempre salvati, grazie alla interpretazione data alla legge dall ‘ Ufficio del Management e del Budget. Il Budget Control Act, la legge del 2011 sul tetto del debito che abbiamo citato sopra, prevedendo il sequester nella forma prevista dalla legge del 1985 ha reso quindi i parlamentari attuali intoccabili. 

Le leggi, però, sono ovviamente sempre modificabili, e il montare del malcontento della gente potrebbe accelerare qualche taglio. Se verranno cancellati voli aerei o si allungheranno di ore le code agli imbarchi per l’assenza dei controllori di volo o la riduzione degli agenti della sicurezza, per esempio, crescerà la pressione sui politici. La prima opzione sarà il raggiungimento di tagli concordati ai budget federali, che i democrats subordinano a nuove tasse. Ma se la via della convenienza politica impedirà un accordo (che sarebbe sulle spalle dei contribuenti), i parlamentari non potranno evitare di mettere mano al portafoglio. Anche se non sarà direttamente il proprio. Ron DeSantis (deputato del GOP della Florida) e Ami Bera (democrat della California) hanno proposto una legge per ridurre dell’8,2% la paga dei parlamentari, ma a partire dal 2015. Del resto, è il 27esimo emendamento alla costituzione che impedisce ai congressmen di deliberare sui propri stipendi: lo scopo dei legislatori era di evitare agli eletti di darsi aumenti diretti, ma il risultato è che oggi viene buono per non fare autoriduzioni. 

twitter @glaucomaggi

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