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Asse del Male

Il trattato sul controllo delle armi
mette all'angolo Barack Obama

Il presidente si schiera a favore, ma all'Onu i voti contrari di Iran Siria e Corea del Nord assicurano che continuerà il mercato illegale dei dittatori. Negli Usa si scatena l'opposizione

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

Obama si schiera all’Onu a favore del Trattato per il controllo del commercio di armi, da guerra ma anche leggere, e scatena l’opposizione in patria. Il procuratore generale del Texas ha dichiarato che querelerà il governo federale se il Trattato sarà mai ratificato dal Senato americano, mentre il blocco dei parlamentari pro-Secondo Emendamento, che contano nelle loro file anche diversi democratici, ostacoleranno in aula il passaggio del Trattato, e con larghe possibilità di successo. L’assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato martedì 2 aprile a grandissima maggioranza (154 voti) il Trattato (Arms Trade Treaty), ma i tre voti esplicitamente contrari, Iran Siria e Corea del Nord, assicurano che continuerà il mercato illegale alimentato dai dittatori e dalle loro “clientele” più o meno segrete e coperte. Dietro ai tre del nuovo Asse del Male ci sono peraltro 23 astensioni, equivalenti ad una opposizione di fatto, che comprendono persino la Russia e la Cina, oltre al grosso dei paesi medio-orientali e in pratica a tutta l’area opaca dei governi non democratici, uniti dalla ostilità contro l’America e i paesi occidentali, dal Venezuela a Cuba, dal Nicaragua alla Bolivia.  

Ora bisogna vedere se Obama, anzitutto, firmerà il Trattato e lo manderà mai al Senato affinchè venga ratificato dalla maggioranza qualificata dei due terzi, come è norma per tutti gli Accordi internazionali. E, per la verità, sarebbe una mossa più che azzardata: un mese fa il Senato ha approvato una mozione (firmatario il senatore dell’Oklahoma James Inhofe, del GOP), non vincolante ma politicamente pregnante, di opposizione alla firma del Trattato da parte del governo Usa, con il voto di 45 repubblicani ai quali si sono uniti otto democratici. Insomma, ci sarebbe addirittura una maggioranza assoluta di contrari, 53 su 100, se si arrivasse alla conta. “E’ ora che l’amministrazione Obama riconosca che il Trattato negli Usa è già morto prima di muovere un passo”, aveva commentato dopo il voto del mese scorso Inhofe, “e che gli americani non si schiereranno a fianco degli internazionalisti limitando e infrangendo i propri diritti costituzionali. Per di più, questo Trattato potrà danneggiare futuri sforzi diplomatici e per la sicurezza nazionale, impedendo al nostro governo di aiutare alleati come Taiwan, la Corea del Sud, e Isreale nel momento in cui dovessero aver bisogno della nostra assistenza e la richiedessero”.  

L’ostilità dei Repubblicani e di non pochi Democratici al Trattato è dovuta al timore che il suo passaggio possa diventare una sorta di cavallo di Troia “internazionale” in grado di vanificare lo stesso Secondo Emendamento della Costituzione americana, anche se la finalità ufficiale dell’accordo sarebbe quella di regolamentare i traffici di armi da un paese all’altro, con l’obiettivo di non far giungere forniture belliche a gruppi di ribelli, ai signori della guerra e ai regimi-canaglia. Come si è detto, comunque, i “campioni” del sostegno al terrorismo internazionale si sono già formalmente chiamati fuori dal consorzio, mentre il numero importante delle astensioni fa capire che non sono affatto isolati. 

Tradizionalmente negli Stati Uniti è sempre forte la contrarietà a perdere la propria piena sovranità interna, cedendola ad organismi sovranazionali esterni: si ricorderà che cosa ne è stato del patto di Kyoto sui gas serra, che non guadagnò mai la ratifica del parlamento, anche se la Casa Bianca di Bill Clinton-Al Gore l’aveva sottoscritto.

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