Cerca

i mazziniani

Un Pupo che sa far grande la Radio. Una boccata di fantasia e novità nella notte di Radio Rai Uno

Come mettere a confronto il passato e il futuro in un gioco che compone e scompone il presente

Altro che la tv, il vero futuro è la Radio. Quella di qualità  ovviamente, che sa valorizzare grandi e lanciare nuove proposte, andando al di là del “brand”. Come nel caso di Pupo. La versione che non ti aspetti la si può trovare il giovedì notte, su Radio Uno Rai. Una mezz’oretta di programma, uno spazio cult seguito da appassionati accaniti che sono andati via via aumentando a giudicare dai fan sui social che seguono il programma. La trasmissione si intitola “Passato contro futuro” ed è lontanissima dalle cose che l’eclettico Enzo Ghinazzi in arte Pupo ha fatto finora. Non c'entrano niente le canzoni di musica leggera come Gelato al cioccolato, la passione per il gioco d’azzardo, la nuova carriera di conduttore, le polemiche di “Italia, amore mio”, le tournee trionfali nell’est Europa. Niente di tutto questo.
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

Dopo le canzoni e la tv, ora è il momento della Radio

Il cantante e conduttore Pupo

“Passato contro futuro” affronta l'eterna sfida tra nostalgia e voglia di futuro. In un’epoca cruciale in cui è difficile trovare punti di riferimento e in cui tutto sembra andare fin troppo velocemente, Pupo si chiede se tutto quello che ci ha cambiato la vita negli ultimi dieci o venti anni ci abbia migliorato o peggiorato la qualità delle nostre giornate. Un’analisi tutt’altro che banale perché Pupo in meno di trenta minuti sviscera il tema della puntata a suo modo, tra l'ironia e il buon senso popolare aggiungendoci però citazioni colte, riferimenti letterari, spiazzanti musiche che puntellano le sue parole e persino qualche appunto filosofico. Un esempio? In una puntata dedicata al telefonino, Pupo si è chiesto se davvero essere sempre reperibili in ogni momento ci abbia migliorato l’esistenza o se ce l’abbia definitivamente danneggiata chiudendo la puntata con una citazione del Dizionario del Diavolo di Ambrose Bierce.
 I temi scelti nelle puntate non sono mai scontati: si va da quando nelle case c’erano i nonni che facevano parte delle famiglie all'attenzione parziale che ormai la mania del multitasking ci costringe ad avere; dalla scomparsa del mese di ottobre dalle vacanze scolastiche a quella del 33 giri che ha probabilmente innescato la rovina dell'industria discografica. Ma Pupo nelle 27 puntate andate in onda finora ha parlato di tutto quello che oggi condiziona le nostre giornate e che ci ha tolto molta della spensieratezza di qualche anno fa: il gelido corteggiamento virtuale, la mania di scattare foto in ogni momento e in ogni circostanza e quella delle all news, i centri commerciali, la scomparsa del riposo domenicale e della buona educazione, lo spezzatino di partite di calcio, il rischio che il cinema finisca. Ovviamente non tralascia qualche tema molto popolare come quando ha parlato della scomparsa dei film proibiti dalle televisioni private, senza mai però scadere nel pecoreccio ma ripercorrendo una divertente storia del soft-core nel piccolo schermo anni ottanta. Per non parlare delle canzoni che accompagnano “Passato contro Futuro”. Si va da Bob Dylan a Van Morrison, da Prince a Billy Joel, da Marvin Gaye a Elvis Costello, da Fossati a De Gregori. Un Pupo inedito e sorprendente che, come spiega in ogni puntata, porta avanti questo appuntamento quasi “clandestino” per passione e, anche se non lo ammette, si capisce che propende quasi sempre per il passato pur se cerca di rappresentare le ragioni del futuro. “Per me è una boccata d’ossigeno, come una mezz’ora di corsa in un parco”, dice l’artista, “se propendo per il passato? Forse è vero, sono un po’ troppo attaccato al passato, ma non per questo credo che il futuro ci abbia sempre peggiorato la vita, anzi. Sono convinto che senza l’innovazione tecnologica e la continua ricerca scientifica molti di noi morirebbero ancora di raffreddore e a quarantacinque anni, come d'altronde accadeva qualche decennio fa, saremmo già vecchi. Dico viva il futuro ma solo quando riesce a specchiarsi nel passato, senza denigrarlo e rinnegarlo ma attingendone elementi fondamentali per costruirci davvero una vita migliore”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog