Cerca

A caccia di dollari

Le mani di Obama sui risparmi degli americani

Il progetto di Barack: tassare il denaro "eccedente" accantonato dai contribuenti Usa nei fondi pensione

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Le mani di Obama sui risparmi degli americani

Anche se sperabilmente non andrà, sul piano legislativo, da nessuna parte, il budget per il 2014 presentato da Obama in settimana è rivelatore della sua sincera filosofia dirigistica ed anti liberale, più di quanto non dicano le "normali" pretese di "più spesa pubblica" e "più tasse" del presidente più liberal dell’America moderna. Tra le tante normative che spera di far passare, infatti, Barack ha introdotto un inedito tetto a quanto un americano può risparmiare. Non siamo ancora al sequestro secco da parte dello stato delle somme accantonate volontariamente da lavoratori e imprenditori nei fondi pensione complementari che eccedono un certo ammontare, ma il sogno è questo: il presidente democratico ha infatti messo, per ora, gli occhi su questi conti individuali, e quando un politico (di sinistra in America, e di sinistra, di centro o di destra in Italia) comincia a "ragionare" su un qualcosa di "sfruttabile tributariamente" si vede quando comincia ma non si sa dove finisce. 

Dunque, nel futuro del Grande Redistributore c'è una riforma dell’istituto dei fondi pensione integrativi. Cioè quelli che in tutto il mondo capitalistico sono stati inventati per sopperire alla crescente difficoltà delle varie "Inps" mondiali di garantire fra qualche anno adeguate pensioni secondo il sistema pubblico. Ovviamente, per incentivare la gente a mettere virtuosamente in questi piani privati una parte del proprio reddito, i parlamenti hanno ovunque passato leggi fiscalmente favorevoli a vantaggio dei virtuosi. Così, negli Usa, le somme accantonate in investimenti riconosciuti legalmente non vengono immediatamente tassate, nel senso che abbassano il reddito imponibile dell'anno in cui sono versate nei piani pensionistici personali (gli Ira, Individual Retirement Accounts, e i 401 (k)). L’imposta è peraltro differita, non cancellata, e viene pagata sul reddito finale realizzato quando il lavoratore, raggiunta una certa età, può riscattare la somma maturata, o trasformarla in vitalizio. Troppo bello, troppo incentivante, hanno pensato alla Casa Bianca, che ha perciò architettato di limitare la possibilità e l’aspirazione degli americani ad essere formichine. 

Ma non era questa una virtù da incoraggiare? Che era sconosciuta negli Usa del consumismo e dell’indebitamento? Non per Obama, che allo sviluppo della parsimonia degli individui, oltretutto investita nelle azioni delle società quotate e quindi nell’economia produttiva, preferisce il "maledetto e subito", sottraendolo dal conto pensione del singolo per affidarlo alle cure del governo "illuminato" spendaccione. Ma è la giustificazione teorica addotta introducendo nel Budget questa idea del tetto al risparmio fiscalmente avvantaggiato a offrire l’Obama più candido. C’è gente che, si legge sul Budget,  ha accumulato "sostanzialmente di più di quanto è necessario per finanziare livelli RAGIONEVOLI (maiuscolo mio) di risparmi previdenziali". Ecco perché il presidente propone di "limitare il bilancio totale di un individuo, all’interno dei conti privati favorevolmente tassati, ad un ammontare sufficiente a comprarsi una polizza che garantisca ogni anno una somma pensionistica aggiuntiva di non più di 205mila dollari, che è corrispondente a circa 3 milioni di dollari accumulati da un pensionando del 2013".  

Il Governo-Mamma ritiene insomma legittimo avventurarsi sul terreno, che dovrebbe essere squisitamente privato in un regime di libertà, di "quanto sia necessario" per un pensionamento "ragionevole". Non siamo più alle misure socialmente etiche che impegnano una comunità compassionevole ad assistere i bisognosi veri, con cure mediche e pensioni per una dignitosa sopravvivenza. Con Obama il governo deve essere trasformato nella calcolatrice per un incessante trasferimento di ricchezza dai ceti più produttivi, in questo caso più "risparmiosi", al buco senza fondo del debito pubblico. 

La sinistra è sempre stata contraria all’istituto delle pensioni private individuali, come pure ai conti sanitari personali su base volontaria, e la mossa di Obama non punta solo ai miliardi di tasse in più che si illude di incamerare: quando uno raggiungerà il tetto non ci metterà più neppure un centesimo, per non essere tassato subito e poi correre il rischio di esserlo ancora in futuro, sempre sullo stesso conto. Dietro alla pretesa, che non è mai soddisfatta abbastanza, di rendere il sistema fiscale sempre più progressivo e più punitivo, Barack persegue un obiettivo strategico ideologico, come ha denunciato con una battuta l’editoriale del WSJ del 12 aprile: “vuole ridurre la capacità degli individui di rendere se stessi indipendenti dallo Stato”.

twitter @glaucomaggi


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog