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Complimenti per la trasmissione

Psy, un "Gentleman" dalla volgarità invincibile

Il video più visto del mondo

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PSY

«Non c’è limite all’idiozia umana...». Il primo post, che inchioda il coreano Psy al suo video Gentleman -e alle sue responsabilità- non è molto lusinghiero. Il secondo è ancora peggio.
Leggendo su Youtube i commenti al fenomeno di cui si stanno occupando tutte le tv musicali (da Mtv a Rtl 102.5) e tutti i tg, mi faccio venire in mente la Scuola di Francoforte, Debord, o i Situazionisti per cercare di giustificare il planetario successo di questo minchiatone che ha già totalizzato 53 milioni di visualizzazioni, battendo qualsiasi record sulla breve distanza. Ci provo, a fare l’intellettuale, e visiono, al ralenty, ogni singolo fotogramma di Gentleman. C’è il cantante Psy -un ciccione coreano dalla risata terrificante- che ancheggia e incrocia le mani, pensoso. Dopodichè si diverte: a mettere il sale nel caffè; ad aumentare la velocità del tapis roulant e a togliere la sedia dal sedere delle sue fidanzate; a bloccare l’ascensore con dentro un signore straziato da un attacco di diarrea; a mettersi una mano nelle mutande e dopo farla odorare a una signora; a fare la lap dance, in strada, sopra un semaforo. Poi abbondano i doppisensi tipo i balli -roba che non vedevo dai tempi di L’insegnante balla con tutta la classe con Nadia Cassini-, e decine di tappi di spumante che eiaculano da bottiglie sovreccitate. Il nostro Leone di Lernia, al confronto, è Julio Inglesias.
E il testo deve essere dello stesso tenore, ma non sono sicuro dato che è in coreano stretto; sfugge solo un mozzicone d’inglese: «I’m-a Mother-Father-Gentleman», sono un fottuto gentleman. Non oso pensare il resto. La musica è la solita, martellante, da discoteca. Una sola nota, quella sbagliata. In più ci sarebbe anche il plagio: secondo i critici Psy si è ispirato ad Abracadabra delle Brown Eyed Girls (gruppo pop coreano tutto al femminile). A prima vista guardo Psy e mi dico: questo è un cretino. Poi, però, di quel cretino mi trovo ad indagare vita, storia, opere e scopro che ha fatto le scuole alte negli States ed è tutt’altro che un pirla. Lo giustifico azzardando che Psy è la catarsi alla dittatura in Corea del nord. Poi mi dicono che Psy è del sud. E dunque mi faccio la solita solita domanda: 53 milioni di persone possono sbagliarsi? Possono. Lo so, sono uno di loro.




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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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