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Contro lo Stato forte

Rupert Murdoch, bandiera
del capitalismo anti-Obama

Con le sue tv e i suoi giornali, il tycoon australiano è uno dei campioni dell'America e che il presidente democratico vorrebbe far sparire

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Rupert Murdoch, bandiera
del capitalismo anti-Obama

Lo chiamano “squalo”, e viene demonizzato come il campione dell’estremismo conservatore, di destra. In Italia viene tollerato dalla sinistra (turandosi il naso) soltanto perche’, e quando, fa l’avversario televisivo del “caimano” Berlusconi (e in effetti lo e’). In realta’, la vera “cifra” di Rupert Murdoch e’ di avere un innegabile fiuto nel fare affari nel settore editoriale sul piano mondiale. In Australia, da dove viene, e’ il riconosciuto leader. In Gran Bretagna e’  il re del “tabloid”, una formula giornalistica scandalistica che gli ha procurato pero’ anche guai enormi, fino alla forzata chiusura di un magazine che ha messo a rischio l’intero impero. Agli americani ha dato cio’  che non c’era, un canale Tv conservatore e filo GOP come Fox Channel News,  che ha incontrato la domanda di mezzo paese e ha surclassato gli altri network via cavo CNN e MSNBC. Agli italiani ha dato Sky Tv, e il calcio.

Ma Murdoch, non diversamente dal sindaco di New York (e imprenditore di vaglia) Mike Bloomberg con cui, infatti, e’ associato in una grande iniziativa nazionale pro-immigrazione, e’ anche un appassionato divulgatore di una visione pro libero-mercato e pro-capitalismo. Senza timidezza e senza timori, sa sfidare con interventi pubblici, apertamente, l’andazzo ideologico buonista che la sinistra ha imposto, soprattutto in Europa ma anche negli Usa. L’ultima manifestazione e’ stato un discorso all’ Institute of Public Affairs sulla “moralita’  del capitalismo” che e’ stato riadattato in un articolo pubblicato sul New York Post, uno dei giornali che controlla in America (l’altro e’ il Wall Street Journal, le cui tre pagine di editoriali sono la roccaforte delle idee free-market, da sempre e non da quando Murdoch ne ha assunto il controllo qualche anno fa). 

“Anche i cosiddetti comunisti in Cina” scrive Murdoch, “ sono arrivati a capire che Adam Smith e’ una guida piu’ affidabile per la nazione rispetto a Karl Marx e il chairman Mao. Ma mentre (noi liberisti NDR) abbiamo vinto l’argomento della efficienza, abbiamo ancora da convincere la gente che il mercato e’ migliore perche’  e’ piu’  morale – o che il socialismo fallisce perche’  e’ largamente immorale nella sua negazione delle liberta’ fondamentali. Al contrario, troppa gente pensa che il mercato ha successo perche’ si basa su un vizio, l’avidita’. E che il socialismo e’ meglio perche’ e’ basato su una virtu’, la condivisione. Naturalmente essi concludono per una delle due cose: che la via per fare il capitalismo piu’ giusto e umano e’ di temperarlo con una larga dose di condivisione obbligata dal governo, oppure che, come pensa il presidente Obama, che il governo e’ meglio. Vediamo ovunque confusione, e i conservatori e i repubblicani devono essere onesti qui: questa confusione non e’ limitata alla sinistra politica. Quante volte abbiamo eletto certi politici per combattere  contro orribili tasse o regole, soltanto per veder poi che sono d’accordo su una versione appena un po’ annacquata? Quanto spesso sentiamo gli stessi politici che dicono che credono nei liberi mercati cercare poi di ritagliarsi speciali crediti fiscali per certi settori industriali che favoriscono? Il capitalismo degli amici non e’ capitalismo. E’ “cronyism” (bieco favoritismo interessato) .  Fino a quando permettiamo che i termini del dibattito siano dettati da chi crede che il mercato e’ efficiente perche’  e’ basato su un difetto umano siamo destinati a perdere. La sola via per sostenere la liberta’  del mercato e’ di mostrare alla gente che il mercato non ha successo grazie alla avidita’. La verita’  e’ opposta. Il mercato ha successo perche’ da’ alla gente gli incentivi per mettere da parte i propri desideri e bisogni per soddisfare i desideri e i bisogni degli altri. Per avere successo, devi saper produrre qualcosa per avere la quale altra gente e’ disposta a pagare”.  Poi cita il libro “The rational optimism” di Matt Ridley e Arthur Brooks dell’American Enterprise Institute tra i pensatori moderni che negli ultimi tempi hanno saputo meglio argomentare questa tesi. Le parole di Murdoch consentono a chi non si accontenta di etichettarlo come “squalo” di conoscere che cosa pensi davvero. Ma esiste una simile curiosita’ ? Ne dubitiamo, anche se nella sua descrizione del “crony capitalism” si possono riscontrare critiche che, seppure riferite all’America, andrebbero a pennello pure per l’Italia.

di Glauco Maggi

 

 

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