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I terroristi ceceni avevano la carta verde

Dopo l'attacco a Boston
la partita del "mid-term"
si gioca sull'immigrazione

Tra 18 mesi le elezioni per il rinnovo delle camere: peseranno le scelte fatte (e non fatte) sull'ingresso degli stranieri e sulla sicurezza nazionale

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Dopo l'attacco a Boston
la partita del "mid-term"
si gioca sull'immigrazione

di Glauco Maggi

I due ceceni autori dell’attentato di Boston avevano la carta verde, cioe’ il permesso permanente di residenza che consente di vivere, lavorare e andare dentro e fuori dal Paese come i cittadini Usa (Tamerlan, l’ucciso) e addirittura la naturalizzazione, cioe’  la piena cittadinanza (Dzhokhar, il catturato vivo). Un tunisino, a New York, e’ stato ieri arrestato dalla polizia perche’ complottava sotto la regia di Al Qaeda di far saltare su un ponte della ferrovia vicino alle Cascate del Niagara il treno Montreal-New York. La questione del terrorismo, che per Obama era un “non problema” persino dopo che a Bengazi i militanti fondamentalisti vicini ad Al Qaeda Africana gli avevano ammazzato l’ambasciatore, e’ tornata in primissimo piano nelle preoccupazioni degli americani sulla sicurezza e il primo effetto sembra essere quello di rallentare, se non stoppare, la marcia parlamentare della riforma della immigrazione. Proprio nelle ore degli scoppi sulla Maratona, in Senato la banda degli otto, quattro democratici guidati da Charles Schumer e quattro repubblicani guidati da Marco Rubio, ha illustrato un piano bipartisan con la dichiarata intenzione di arrivare presto a un dibattito in aula. Che ora appare in stallo, perche’ dei timori “antistranieri” si stanno facendo portabandiera alcuni senatori influenti del GOP, vicini al Tea Party,  come Rand Paul. In una dichiarazione, il libertario che correra’ nelle primarie del 2016 ha suggerito di “rallentare il processo della riforma per capire come e’ possibile che due individui pericolosi, come i fratelli Tsarnaev arrivati dalla Cecenia, culla di terrorismo, siano diventati "americani”. E per rendere, con la nuova legge, impossibile l’ingresso alle teste calde, cioe’ un obiettivo ovviamente impossibile ma che suona politicamente attraente per la base piu’ radicale e nazionalista, di destra ma anche democratica negli Stati del sud e nel suo ceto operaio e contadino bianco. 

Il progetto di riforma dei senatori prevede alcuni punti principali concreti e ragionevoli, e appare anche accettabile per la leadership dei repubblicani alla Camera. 1) Un percorso burocratico di almeno 10 anni (piu’ lungo di quanto piacerebbe a Obama) per gli 11 milioni di irregolari che sognano la cittadinanza, al fine di non premiare l’illegalita’ e invece di rispettare i diritti di chi segue le trafile corrette per entrare; 2) il rafforzamento delle misure di protezione dei confini e un regime di controlli interni, che coinvolgerebbe i datori di lavoro, con lo scopo di permettere di lavorare soltanto a chi ha un visto regolare; 3) l’allargamento dei visti di lavoro al personale qualificato e a chi ha conseguito diplomi di scienze, matematica, informatica, un obiettivo per il quale le imprese, in special modo quelle tecnologiche, si battono da tempo; 4) la creazione di una “blu card” stagionale per i lavoratori dell’agricoltura, che tipicamente servono alle imprese di produzioni agricole e agli allevatori in certi periodi all’anno ma non continuativamente; 5) piu’ in generale, un regime di ‘visti per lavoratori ospiti a termine’ che dovrebbero essere concessi in funzione delle esigenze di addetti da parte degli imprenditori. 

Questi due ultimi punti sono caldeggiati soprattutto dai repubblicani e dal mondo delle aziende per l’evidente beneficio che darebbero sul piano economico favorendo la ripresa: i laureati stranieri, nelle statistiche, creano in percentuale piu’ start up, cioe’  nuove aziende e posti di lavoro, degli americani, e un flusso libero di “braccia e di menti” calibrato sull’interesse dei datori di lavoro e anche delle esigenze dei lavoratori (non tutti dall’ America centro/meridionale pensano di trasferire la famiglia, ma in moltissimi vogliono cogliere le occasioni di impiego quando e dove esistono) e’ la ricetta giusta. 

Ma non per tutti. Obama, nel 2007, fu tra i senatori che bocciarono la riforma della immigrazione gia’ predisposta da Bush e da Ted Kennedy, proprio perche’ prevedeva i “contratti stagionali per stranieri” che erano, e sono, anatema per i sindacati Usa. E Obama, come buona parte dei parlamentari democratici, dipende dai soldi e dai voti dei sindacati e ubbidisce ai loro diktat. Quindi il rischio e’ che, oggi, le preoccupazioni per la sicurezza di chi teme l’infiltrazione dei terroristi stranieri consenta a Obama e ai parlamentari democratici di dare la colpa al GOP per il non passaggio della misura, presentando i repubblicani come razzisti e nemici degli immigrati alle prossime elezioni del novembre 2014. 

Il presidente prenderebbe cosi’ due piccioni con una fava: affosserebbe il buono della riforma, ossia le aperture ai ‘visti temporanei” che sono osteggiate dai sindacati amici, e potrebbe comunque fare il paladino degli irregolari incassando, e’ questo il suo vero progetto, il ribaltamento della maggioranza alla Camera quando si votera’ nel midterm fra 18 mesi.

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