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Il caso

Il pragmatico sindaco Bloomberg
all'attacco del "New York Times"

Lo scontro si consuma su "Stop and Frisk" le perquisizioni a tappeto nelle zone piu' a rischio. E l'omicidio di un nero di 17 anni nel Bronx fa esplodere la polemica

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Michael Bloomberg

Michael Bloomberg

 

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

In un discorso appassionato e a tratti veemente, fatto davanti a un centinaio di quadri della polizia di New York, il sindaco Michael Bloomberg ha fatto irruzione nella campagna elettorale che deciderà  il suo successore. Non ha fatto nomi tra i candidati in corsa, anche se si sa che, qualche tempo fa, la sua scelta tra i democratici era caduta su Christine Quinn, l’attuale Speaker, cioè presidente, del Consiglio Comunale a netta maggioranza democratica. Ha invece citato per nome, con acido e corrosivo tono da reprimenda, il New York Times e l’ACLU, l’associazione delle libertà civili, ossia i due campioni delle recenti campagne contro la strategia della NYPD, guidata dal suo commissario Ray Kelly, per ridurre la criminalità e mantenere la città al primo posto tra le metropoli americane per ordine pubblico e sicurezza contro il terrorismo. 

“Se la NYPD facesse i fermi e conducesse le sue inchieste basandosi sulle proporzioni di appartenenza etnica nella popolazione e non su tracce reali, ci sarebbero armi a dismisura in città, migliaia di cittadini oggi vivi sarebbero morti e i terroristi potrebbero aver avuto successo nel colpirci ancora”, ha detto il sindaco. Dopo l’11 settembre, 16 tentativi di attentati sono stati sventati in città dalla polizia, ovviamente più concentrata sul pericolo che può venire dai radicali delle comunità islamiche che non dai devoti bianchi delle sinagoghe o dai cattolici di San Patrick.

Ma il fatto di cronaca che ha scatenato Mike, degno erede di Rudy Giuliani, è stato l’assassinio di Alphonza Bryant, un brillante studente di 17 anni nero, del Bronx, vittima di un delinquente che ha sparato nove colpi di pistola alla folla in strada, davanti a casa sua alle 8,15 di sera del 22 aprile. Bryant non era la vittima predestinata del killer, e la sua morte non ha fatto notizia per la bibbia dei liberal. Il giornale non ha pubblicato una riga sul fatto, né ha riportato le parole accorate della madre Jenaii Van Doten: “Se avessero fermato e perquisito i tizi che hanno sparato a mio figlio, forse oggi potrebbe ancora essere vivo. Noi abbiamo bisogno di “stop and frisk” (è il nome con il quale è conosciuta questa tecnica di prevenzione a New York, ndr). Ne abbiamo bisogno per salvare le vite dei nostri figli”. 

Lo “stop and frisk” è al centro di una crociata contro la polizia, orchestrata dai padrini politici delle minoranze, come il reverendo afro americano Al Sharpton, alcuni leader ispanici e i sindacati in mano alla sinistra, perché la grande maggioranza delle persone che vengono fermate per accertamenti sono quelle più sospette che girano nei quartieri più a rischio: ossia tra i neri e latinos di Harlem, del Bronx e delle zone più malavitose dei Queens e di Brooklyn. Per la gente di buon senso questa dovrebbe essere una ovvietà: tutte le statistiche sui colpevoli, e sui morti e feriti per fatti criminali e violenze, dicono che la percentuale di coinvolti nelle minoranze è assolutamente sbilanciata a loro sfavore. Di qui, la strategia d’intervento della NYPD che favorisce i controlli mirati su aree e persone di “interesse” per la sicurezza pubblica. Questo “squilibrio”, però, è stato tradotto dai liberal e dai leader politici democratici a caccia di voti in un’accusa di razzismo a Kelly e al sindaco. Al punto che, in Consiglio comunale, sono in discussione due leggi, caldeggiate dalla Quinn, che sarebbero un grave ostacolo per il mantenimento dell’attuale buono stato di sicurezza, sia contro i criminali comuni sia contro i terroristi. La prima norma creerebbe la figura dell’Ispettore Generale della Polizia urbana, un burocrate indipendente che avrebbe il compito di “giudicare e valutare” il comportamento della polizia al di là dei normali canali di legge già esistenti, con l’effetto di sovrapporre il marchio della correttezza politica sugli attuali standard di efficacia, garantiti dal sindaco che sceglie oggi il responsabile del dipartimento quale uomo di sua fiducia. E il binomio Bloomberg-Kelly è quello che ha tenuto sicura la città e compatto il corpo di polizia. La seconda norma, addirittura, renderebbe più facile portare i poliziotti e le loro azioni in tribunale, un regalo alle lobby degli avvocati e un colpo al morale e all’efficienza della NYPD. 

Contro questa degenerazione in agguato, Mike ha ricordato che “proteggere la gente dai crimini di strada, così come proteggere la città contro un altro attacco terroristico, è il compito più importante di ogni sindaco. Punto”. Ha quindi, senza mezzi termini, suggerito ai candidati che vogliono la sua poltrona quale sia la linea politica da seguire, certo che i cittadini la pensano come lui. Del resto, sono 20 anni (8 di Giuliani e 12 di Bloomberg) che una popolazione che per 7 a 1 è iscritta nelle liste elettorali tra i Democratici, nell’urna ha scelto per 5 volte un Repubblicano. Citando  l’episodio del giovane ucciso nel Bronx, il sindaco ha detto: “Come la maggior parte delle vittime nella nostra città, era di una minoranza, vittima delle troppe armi nelle nostre strade. Dopo il suo omicidio, non c’è stata alcuna espressione di oltraggio da parte del Centro per i Diritti Costituzionali o dell’ACLU di New York. E  non c’è stata neppure una menzione del suo assassinio nel nostro giornale dei record, The New York Times. "All The News That’s Fit To Print" ("Tutte le notizie che sono degne di essere pubblicate", è lo slogan che il giornale dà di se stesso, ndr) non comprendono quella dell’omicidio del diciassettenne Alphonza Bryant”. In compenso, in un editoriale di qualche giorno dopo, lo stesso New York Times ha attaccato ‘Stop and frisk’, definendola una pratica “ largamente odiata”. “Lasciatemi dire che cosa odio io”, ha martellato il sindaco con diretto riferimento al commento del giornale. “ Io odio che ragazzi di 17 anni di una minoranza possano essere uccisi senza senso nel Bronx e che qualche quotidiano non la consideri nemmeno una notizia”. Infine, l’accusa di doppio standard al New York Times, un giornale che si picca di essere a favore dei neri: se la vittima fosse stata bianca e ricca, il fatto sarebbe stato coperto ben diversamente, ha concluso Bloomberg.

 

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