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Complimenti per la trasmissione

Riccardo Bossi, lo yacht e l'aquila sulla schiena

Nei tg la storia triste del figlio dell'Umberto

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Riccardo Bossi, lo yacht e l'aquila sulla schiena

Riccardo Bossi l'aquilato

Ancorato a Port El Kantaoui - la Costa Smeralda d’Africa, il pontile più fighetto della Tunisia- galleggia uno yacht da 2,5 milioni di euro; e sulla tolda di quello yacht, nudo pectore, pasteggiando a champagne e attorniato da giovani donne, svetta un ex leghista dall’etica e dai congiuntivi incerti, con un’enorme aquila tatuata sulla schiena.

Quel tatuaggio è l’unico elemento che possa far associare Riccardo Bossi ad un’aquila

Perché -lo si vede in tutti i tg- bisogna essere dei geni come il primogenito di Umberto Bossi per farsi beccare, dal Corriere della sera  e ora dalla Procura di Milano, che ha già richiesto una rogatoria internazionale - su una barca, lo Stella Delta di «21,01 metri, due motori da 1.550 cavalli, 45,58 tonnellate di stazza, tre cabine lussuose e tre bagni per 6 persone più due membri dell'equipaggio, scafo blu-notte e bianco, ponti in teak, due potenti moto d’acqua nella stiva». Ossia sopra un mezzo intestato ad un pilota di rally (come Bossi jr.) che sarebbe stato acquistato attraverso un’appropriazione indebita dell’ex tesoriere leghista Francesco Belsito. La barca, tra l’altro, è un modello «Predator 72», il che rende l’esatta connotazione del suo nostromo nei confronti del partito del papà. Un predatore disattento, il Riccardo. Nonostante l’inchiesta sulla “The Family” padana che ha distrutto l’astro del padre Umberto e di mezzo Carroccio, bisogna essere dei geni -come il Riccardo, appunto - per ostentare ancora fisico palestrato, ricchezza e maleducazione nei confronti dei portuali: «tratta tutti in modo brusco. Lui comanda come fosse il padrone, l’altro (l’utilizzatore, ndr) sembra ubbidire. Qualche volta prende la moto d’acqua e se ne va in giro a tutta velocità...», scrive il quotidiano di via Solferino, citando un testimone anonimo. E qui appare la nemesi, e la suggestione storica: Riccardo Bossi ha il suo ultimo sussulto di boria, proprio a una settantina di chilometri a sud di Hammamet, la città dove è sepolto Bettino Craxi; e ce l’ha esattamente vent’anni dopo il lancio delle monetine al Raphael. Si tratta di un potente affresco balzachiano: l’atto che annuncia la disfatta definitiva della Lega bossiana garrotata dal cerchio magico, accomunato all’atto che segnò la fine del craxismo e della prima repubblica. Proveniente dal porto francese di Mentone, quel natante che per gli investigatori venne comprato attraverso un gioco di scatole cinesi finanziario (ufficialmente è nella proprietà della Stella luxury charter ltd, società fondata nel 2007 in Inghilterra, dove ha sede con un patrimonio in beni di oltre un milione e 172mila sterline), ha attraccato in Tunisia il 16 marzo 2012, mentre in Italia infuriava lo scandalo sui fondi della Lega finiti nella sede di Cipro della banca della Tanzania, per non dire della straordinaria epica delle lauree farlocche comprate in Albania. Oggi lo Stella Delta ha il numero di matricola cancellato e viene messo in vendita «per una cifra tra 1,1 e 1,6 milioni». Fosse certa la provenienza economica padana, lo vorrebbe volentieri riavere indietro il segretario leghista  Bobo Maroni, il quale legittimamente commenta: «É una bella barca. Se fosse vero che è stata comprata con i soldi della Lega, ne chiederemmo subito il sequestro perché sono soldi del partito e devono essere restituiti». Domenico Aiello, legale di Maroni, conferma che il governatore lombardo «mi ha dato incarico di verificare se nel bilancio 2007-2008 della Lega vi siano state uscite in qualche modo riconducibili all’acquisto o alle spese o ai costi inerenti a questo yacht». Auguri.
Ma, qui, a noi cronisti che seguimmo le gesta dei Bossi, la loro irresistibile ascesa e la loro rumorosa caduta, scorre davanti la vita di questo rampollo più uomo d’azione che di pensiero (anche se si trattava di azioni sbagliate). Riccardo Bossi è il rallysta della famiglia. Mediaticamente accidentato, egli divenne famoso per un’autocandidatura all’Isola dei Famosi; «ce lo mando a calci nel culo», fu l’affettuosa risposta del padre. E a noi fece quasi tenerezza la suggestione dell’uomo in perizoma incrostato di guano e salsedine che vaga per le spiagge dell’Honduras a spaccare le noci di cocco e le regole della grammatica: «Vado,non vado, papà mi dà il permesso, non me lo dà, mi castra nella mia attitudine artistica, ha cambiato idea di nuovo». Almeno, allora, aveva un’attitudine artistica. Ora possiede quella di fare il Capitan Findus sugli yacht sottratti. Sempre che sia il Bossi jr. Dice il Corriere: «È lui, al mille per cento. Ha un’aquila sulla schiena». L’aquila è solo sulla schiena...



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