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Complimenti per la trasmissione

Ricordo di Andreotti Giulio, nella gobba un tv al plasma

La morte del politico più mediatico d'Italia

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Andreotti e il clone Lionello al Bagaglino

, , , televisione, Bontà loro,

 

Nella lieve cifosi (la "gobba" che l’aggrinziva, lo rendeva piccino in video, anche se coi tacchi rasentava il metroeottanta) nascondeva probabilmente un tv al plasma; e la voce recitava le battute che Ennio Flaiano avrebbe voluto mettere nei film; e gli occhiali erano due piccoli schermi cinematografici sui quali scorreva la Storia stessa d’Italia.

Giulio Andreotti inventò la politica nei mass media. Andreotti fu il primo parlamentare che, il 19 settembre ’77, incalzato da Maurizio Costanzo in una leggendaria puntata di Bontà loro, spiegando di come avesse chiesto la mano della moglie Livia ad un funerale, svelò d’avere una vita privata e accorciò così la siderale distanza fra popolo e Palazzo. Una confessione da Frost/Nixon, col surplus d’una spremuta di cuore e di voti. Andreotti, da politico più imitato d’ogni tempo -da Noschese, Tognazzi, Montesano, Lopez- fu anche l’unico premier che il 28 novembre del ’88 salì sul palco del Bagaglino per sfottere il suo clone Oreste Lionello rimasto abbastanza interdetto. Andreotti, dal ’47 -anno in cui divenne sottosegretario agli Spettacoli- fu lo statista più mediatico d’Italia. Il primo a fare pubblicità -l’ultima con Valeria Marini, per Telecom- , e a vincere ben tre Telegatti (’87, ’89, ’90) e a tenere rubriche sui giornali; il primo, nell’88 a ricevere il Premio Satira Politica non come autore ma come bersaglio; il primo ad attraversare il cinema come faccia, come genere, come citazione. Amante dei film hollywoodiani di Capra e del mito del self made man, Giulio venne evocato da Totò ("Non c’è rosa senza spine, non c’è governo senza Andreotti") e citato da registi pregiati come Coppola e Ferrara. Ispirò Il moralista con Sordi e proprio ne Il tassinaro con Sordi recito l’indimenticabile parte di sè stesso; ma fu Il divo, la sua biografia non autorizzata di Paolo Sorrentino, così carica di premi e di sarcasmo, a fargli venire l’itterizia. Di quella pellicola, peraltro, rimane inarrivabile il dialogo immaginario tra Andreotti/Toni Servillo e Eugenio Scalfari/ Giulio Bosetti: " un caso che l’autorevole quotidiano da lei fondato sia stato salvato a suo tempo dal Presidente del Consiglio, quel presidente ero io?", "Guardi che le cose non stanno così, la situazione è un po’ più complessa", " Ecco, lei è perspicace, l’ha capito da solo. Era un po’ più complessa, ma questa non vale solo per la sua storia, vale anche per la mia..."

Andreotti fu, infine, il novantenne che, il 2 novembre 2008, intervistato da Paola Perego a Questa domenica, si bloccò curvo leggermente in avanti, a bocca aperta come per prendere l’ostia della comunione. Un’immagine ripetuta a loop, su Youtube. E quando il sottoscritto, in un programma tv, azzardò, davanti allo stesso senatore a vita, la teoria fantascientifica che Andreotti non fosse un uomo ma in realtà un androide inviato da forze aliene per controllare e deviare il flusso della storia; be’ Giulio mi rispose: "è una buona ipotesi, potrebbe essere, mi ci faccia pensare...". Lo disse senza sorridere.

E, qui, notai un fatto che farebbe felici i semiologi. Il problema di Andreotti non era la gobba. Erano i denti. Chi li ha visti mai, i denti di Andreotti. Mai, non dico una risata scrosciante, ma nemmeno un sorriso accennato. Perchè non è che Andreotti non abbia sentimenti; è che li trattiene. Non aveva mai baciato la mamma. Dava del "lei2 alla nonna. E quando, nel '78, da presidente del Consiglio, fu costretto a prendere la linea della fermezza verso i rapitori di Moro ( un amico) fece slittare il discorso al Parlamento perchè preso da malore. Predicava riservatezza ma era il politico pIù ripreso da cinema, stampa e tv. Antropologicamente era l’incarnazione di pregi e difetti dell’italiano. Dichiarava "sono di media statura ma attorno a me non vedo giganti". Con questi politici, ora che Giulio non c'è più, neppure noi...



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