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Penelope

Il premio a Bebe, che ha vinto la malattia

Il Carli alla giovane campionessa di scherma con le protesi a gambe e braccia

Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.
Il premio a Bebe, che ha vinto la malattia

Chi è Bebe? Tanti l'avranno già conosciuta, magari guardando una bellissima puntata del 2010 della trasmissione "Invincibili" di Marco Berry. Io l'ho conosciuta lunedì scorso, alla Camera dei deputati, in un contesto tanto diverso da quello che Bebe frequenta di solito. Lei si chiama Beatrice Vio e in genere preferisce le palestre ai palazzi della politica.  E' un'invincibile perché a 11 anni, a causa di una setticemia in seguito a una meningite, ha subìto l’amputazione delle braccia sotto i gomiti e delle gambe. Era una mini-campionessa di scherma, abituata a gareggiare da quando aveva 6 anni, ma la malattia le ha portato via parti di sé e le ha lasciato i segni sul viso, senza però farle perdere il sorriso e la voglia di sognare. Bebe, dopo 104 giorni di ospedale, cambiata nel corpo come nessuno mai si sarebbe aspettato, è tornata in pedana, perché lo sport è la sua vita e quello l'avrebbe fatto comunque, anche solo per non impazzire dentro casa. Oggi gareggia seduta in carrozzina, con una fatica in più perché tirare di scherma con quattro protesi agli arti non è un gioco da ragazzi. Potrebbe starsene in disparte e lamentarsi per una malattia ce le ha cambiato abitudini e piaceri, invece Bebe non solo ha ricominciato a lottare più forte di prima, ma ha anche deciso di aiutare gli altri ragazzi disabili e le loro famiglie attraverso la Onlus art4sport, creata dai suoi genitori. A 16 anni il suo sorriso dolce e la sua voglia di vincere sono un esempio per tutti. Lunedì Beatrice, detta Bebe, giovanissima promessa paralimpica che punta a Rio 2016, ha ricevuto il premio Carli, ogni anno attribuito a personalità d'eccezione nel campo dell'imprenditoria, dell'economia, del sociale. Un premio "da grandi", consegnato da Romana Liuzzo, nipote di Guido Carli, e da Gianni Letta, insieme tra gli altri al presidente del Coni, Giovanni Malagò, e al governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che si è impegnato per agevolare i ragazzi disabili sul territorio. Spigliatissima, la campionessa di Mogliano Veneto, ha ringraziato dicendo di sentirsi, in mezzo a tante persone importanti, anche lei <importante>. Poi si è rivolta all'ex Guardasigilli, Paola Severino, chiamandola <collega>, senza alcun imbarazzo, ma anzi con la forza di chi può capire come ci si sente. Grandi, non vinte dalla malattia.

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