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Nuvole su Barack

Obama rieletto nel 2013. Anche grazie allo zampino dell'Agenzia delle Entrate

Una responsabile dell'Irs ammette: nel 2012 accanimento fiscale contro associazioni con "Tea party" e "Patriot" nel nome. Repubblicani danneggiati: e ora chi paga?

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

di Glauco Maggi

Adesso sappiamo che nel 2012, per vincere, Obama si è pure giovato della Agenzia delle Entrate (IRS la sigla in America), che ha messo scorrettamente i bastoni tra le ruote alle organizzazioni di cittadini conservatori, pro Repubblicani. Lo sappiamo per certo perché Lois Lerner, la responsabile della Divisione dell'IRS  che è incaricata di dare lo status di "ente esente" ai gruppi che rispondono a determinati requisiti prescritti dalla legge (essere no profit, e avere finalità sociali, tra cui quella dell'attività di propaganda su temi di welfare e altre materie), venerdì ha chiesto scusa per il fatto che i suoi funzionari della sede di Cincinnati, in Ohio, si erano, "in modo non appropriato", accaniti contro una particolare categoria di richiedenti: quelli che avevano nel nome Tea Party o Patriot. L'IRS è, come in Italia, parte integrante del Ministero del Tesoro, e quindi credere, come ha detto il governo, che si è trattato di "errori" e non di manovra politica per ostacolare l'avversario di Obama, è roba da ridere. Anche perché fin dal febbraio del 2012, e poi per i mesi successivi cioè nel pieno della campagna elettorale, molti enti conservatori del Kentucky, del Tennessee, del Texas e dell'Ohio, stato decisivo per le sorti della corsa alla Casa Bianca, si sono lamentati del trattamento illegale subito dall'IRS, consistente, tra le altre cose, nella richiesta della lista dei finanziatori. L'intento evidente era di scoraggiare, intimidire, o quantomeno ritardare la discesa in campo di organismi che avrebbero fatto propaganda per il GOP e contro il presidente. Ovviamente, gli enti simili dell'altra parte politica, i democratici, non si sono sentiti chiedere le stesse informazioni, né sono stati ostacolati con altri appesantimenti burocratici. Il risultato è che in molti casi i promotori vicini al GOP hanno gettato la spugna, che svariati potenziali sostenitori si sono tirati indietro, e che le risorse che il Tea Party e i gruppi dei Patriots avrebbero potuto immettere nella competizione non sono state tutte quelle potenziali. E' una forma di broglio elettorale sottile, preventivo, ma nondimeno reale. Ora in Congresso il repubblicano Darrell Issa, il capo della commissione sugli atti governativi che ha fatto scoppiare il caso Bengazi con le testimonianze dei whistle-blowers qualche giorno fa, convocherà una audizione anche per andare a fondo su questa flagrante manipolazione pro Obama del corretto procedere della campagna. Si tratterà di sapere fino a che livello gerarchico le scorrettezze erano note, o giustificate, o promosse. E non basterà la ovvia punizione dei colpevoli. Occorrerà anche controllare le linee guida del modo di lavorare dell'IRS per impedire che questi abusi, a danno di un partito politico e a beneficio di un altro, possano ripetersi tra un anno, quando si entrerà nel vivo della campagna per il medio termine.

twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • cordioliago

    13 Maggio 2013 - 13:01

    Mi lamentavo di Berlusconi per la buffonata di Brescia, ma anche Letta con quella dell'abazia non scherza.....Grazie A.C.VR

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