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Obama, piove sul bagnato: sullo scandalo AP anche i democratici lo mollano

Dopo i casi Libia e IRS, ecco una nuova bomba: spionaggio ai danni dei giornalisti dell'Associated Press. In Parlamento tutti contro Barack

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

 

di Glauco Maggi

Ogni giorno ha la sua spina per il presidente. Quella che lo ha punto sui giornali di martedì è il terzo scandalo in pochi giorni, lo spionaggio effettuato ai danni dei giornalisti della Associated  Press da parte della sua amministrazione, segnatamente dal ministero della Giustizia di Eric Holder. E quando The Daily Beast-News Week, considerato un sito fiancheggiatore (da sinistra) di Obama si domanda se questo presidente "non sia peggio di Nixon" e scrive a chiare lettere che "Eric Holder deve andarsene", significa che è veramente allarme rosso sulla reputazione della Casa Bianca, e sulle sorti del secondo mandato di Barack. Assalito dai critici ovvi, ossia i repubblicani in parlamento, Obama rischia di essere seppellito da una risata complessiva del paese, ora che persino il Daily Show di Jon Stewart, una nota roccaforte satirica di sinistra, lo ha impietosamente messo alla berlina, sia sull'IRS, sia sull'AP. E Carl Bernstein, il mitico giornalista del Watergate, ha detto in tv al Morning Joe su MSNBC che lo spionaggio dei giornalisti è "non scusabile", ed è stato compiuto per intimidire i reporter. E ha aggiunto che è ridicolo credere che Obama fosse all’oscuro della operazione illecita, che si tratta di un fatto politico di estrema gravità.  

Per due mesi, 20 linee telefoniche di reporter e capi desk dell’agenzia americana AP ( la più autorevole e storica nel mondo, e di sicuro non di simpatie conservatrici, anzi) compresi tutti quelli che avevano lavorato sulla notizia di una operazione antiterroristica della Cia nello Yemen (riuscita, peraltro), sono state "infiltrate" e tutte le comunicazioni controllate, ovviamente per scoprire la fonte della fuga di notizie. Quando c'era Bush, se uscivano segreti militari, o spiate che potevano far male, anche costare la vita, ai soldati Usa, per i democratici e il New York Times era oro che colava, perché ciò danneggiava il nemico politico, anche se favoriva il nemico vero, i terroristi. Le notizie, si diceva, prima di tutto, in stile WikiLeaks. Era ovviamente una politica pessima, perché difendere le talpe che agiscono alle spalle di un governo democratico è sempre un atto sconsiderato. Tale è restato, a nostro avviso, anche sotto Obama, ed è giusto condividere la contrarietà del governo contro le inappropriate fughe di informazioni riservate. Ma c'è modo e modo di investigare i reati, e lo spionaggio dei giornalisti può essere una extrema ratio in casi drammatici e urgenti per la sicurezza nazionale, non in questo caso, e non senza aver tentato alcuna strada "regolare" prima.

L'amministrazione Obama, che decantava i diritti della stampa, si trova ora sul banco degli imputati per una operazione illegale contro i giornalisti. Cosi’ l'AP, venuta a conoscenza del sopruso, lo ha denunciato come un attacco ai diritti costituzionali dei giornalisti di raccogliere e diffondere le informazioni e ha chiesto che tutto il materiale raccolto sia distrutto e la pratica mai più ripetuta. Obama, dopo aver cercato di scaricare l'IRS dicendo che è una agenzia indipendente nello scandalo delle richieste illecite fatte solo ai gruppi di conservatori che chiedevano lo status fiscale agevolato, ha scaricato anche Holder dicendo ai giornalisti di rivolgersi al ministero della Giustizia per i dettagli  di come indaga sulle fughe di notizie. "Piove sul bagnato", ha titolato il sito politico.com nella sua apertura di oggi, facendo la somma di tutti i rovesci che si accumulano su Obama: Bengazi, IRS e ora AP. Per ognuno di questi casi o sono già in corso, o si annunciano nelle prossime settimane, audizioni e inchieste in parlamento, non solo delle commissioni della Camera guidate dai Repubblicani, ma anche di quelle del Senato in mano ai Democratici. E' persino probabile che si richieda alla Hillary di tornare a deporre, e questa volta sotto giuramento, sulle manipolazioni relative alle notizie diffuse, e alle misure di difesa e reazione non prese, da parte del Dipartimento di Stato  in Libia, dove morirono quattro americani tra cui l’ambasciatore. Ma se su Bengazi i democratici in Congresso hanno finora fatto muro e tenuto in piedi la panzana di Obama, sostanzialmente perché altrimenti ucciderebbero la candidatura di Hillary per il 2016, che è la loro carta migliore, su IRS e AP la condanna è bipartisan, generalizzata. Ma il problema è che sopra l’IRS c'è il Tesoro e sopra l’AP c'è Holder, e che sopra i due ministeri c'è  lui, il presidente. La ricerca della verità negli scandali farà il suo corso poiché il GOP non è più solo: ogni giorno che passa l'opinione pubblica si fa più curiosa, e scettica verso il governo. Finire in bellezza il suo secondo mandato, per Obama, è ormai una chimera. Buon per lui che i nodi stanno venendo al pettine dopo la rielezione, perché in realta riguardano tutti azioni, anzi malefatte, compiute nel primo mandato. 

twitter @glaucomaggi

 

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Commenti all'articolo

  • ortensia

    15 Maggio 2013 - 14:02

    Carl Bernstein ha definito lo scandalo associated press un evento nucleare. Dopo quello sul'agenzia delle entrate che ha quasi offuscato quell'altro sulla strage di Benghasi mancava solo quest'ultimo per fare impallidire Obama. In America la' si' che sanno smacchiare i giaguari.

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