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Complimenti per la trasmissione

Con Vite in apnea, in apnea ci va lo spettatore

il programma natatorio di La5

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
nuoto sincronizzzato

La mattina consumano una colazione che ingolferebbe le viscere d’un lottatore di sumo; poi si buttano in acqua e lì stanno in ammollo fino a sera, a beccarsi cazziatoni,intervallando per nutrirsi, studiacchiare, fare palestra e fare la doccia; tornati a casa, dormono per ricominciare da capo.

Uno dice: che vita del cavolo. Che cosa c’è di eccitante nell’esistenza monacale di un pallanuotista? Quando Luca Damonte, biondo, belloccio, grande Gatsby della nazionale, ti guarda con un occhio pesto da un constrasto e ti dice: “sono 4/5 anni che sto minimo 4/5 ore al giorno in piscina…”, tu più che da ammirazione sei mosso da un innaturale senso di pietà. Sicchè, visto così, quando a Vite in apnea (La 5, domenica a mezzanotte e dal lunedì al venerdì ore 14) ti piazzano una telecamera nella nuova piscina Olimpionica della Rari Nantes di Savona e sugli atleti immersi ci fanno un reality,  be’, l’interesse per lo spettatore medio rimane lo stesso di chi seguirebbe lo scopone scientifico. Un’orchite infinita. Sicchè, uno si dice: vabbè, il nuoto e affini non saranno uno sport appassionante, però  saranno gli autori ed impepare le storie. E difatti la sinossi di Vite in apnea recita: “Intorno alla piscina nascono storie d’amore, speranze, delusioni…”. Invece, nulla. In onda vanno soltanto un mucchio di ragazzotti mezzi nudi che s’allena duramente; da cui discorsi evanescenti su metodi d’approccio alla gara, innocui scherzi da spogliatoio e, al massimo, tendini d’achille fuoriposto. E il direttore del centro Claudio Mastrangelo afferma: “Sogno di cominciare con tutte teste di cavolo. Non possono tenermi i bravi ragazzi, perché c’è il rischio che possano rimanerlo durante la partita”. E, inoltre, la ct del nuoto sincronizzato Patrizia Giallombardo, a bordo vasca, introduce Linda Cerruti e Costanza Ferri , anch’esse nazionali che gareggiano in doppio da quando “avevamo otto anni”. Vale per Vite in apnea ciò che scritto per Ginnaste: lo sport appassiona il grande pubblico solo se praticato; il “dietro- le-quinte” (specie delle categorie minore) è un scorcio di vita banale.

Per esempio, la cosa più eccitante che fanno le suddette Linda e Costanza è lo shopping, ballare allo specchio e  frequentare un corso di mimica facciale per mascherare la fatica. Lo stesso corso, per inciso che dovrebbero seguire gli spettatori del programma...
 
 
 

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