Cerca

Complimenti per la trasmissione

Tra i Dieci Comandamenti c'è quello del servizio pubblico

I nuovi reportage di Iannacone

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
iannacone in auto

«Buondì (non sentivo questa parola, morbidamente demodè, da una ventina d'anni, ndr), sei sveglio? Posso venire?»; «Sveglissimo, vieni, hai le chiavi». La cornetta si riattacca. La telecamera frulla, e si posa su un salotto di gusto moderno, quadri alle pareti d'inquieto astrattismo e foto del padrone di casa, Max Ulivieri, da piccolo in braccio a mammà. Ed è qui, nei primi due minuti di Non commettere atti impuri (prima puntata de I dieci comandamenti, Raitre, ore 22.50) che, mentre il cronista Domenico Iannacone -quello che «ha le chiavi»- entra a salutare Max, web designer dalla voce calda che oggi ha 42 anni; e, be', è qui che t'accorgi che Max se ne sta intrappolato su una carrozzina, e in un corpo reso aguzzo dalla distrofia muscolare. Ossa di vetro e anima immensa, Max spiega: «Mi guardo e penso ai quadri di Picasso che sono molto spigolosi, ma di una bellezza sublime, ci vuole occhio artistico per vedere oltre». E Max racconta di come la moglie Enza incontrata in chat, abbia avuto l'«occhio» e di come fanno l'amore, e di quanto impegno profonde nel risolvere, sul web, i problemi di chi campa nel sue stesse condizioni. Le interviste di Iannacone, sia con Max sia con l'«assistente sessuale», figura terapeutica per paralitici dalla «virtù meno apparente» - direbbe De Andrè - sono capolavori di lucida tenerezza. C'è qualcosa di nuovo anche nella tecnica di ripresa e di montaggio: infila il servizio pubblico in un respiro buñueliano.
Poi Iannacone , dal viaggio nella sessualità di un distrofico finisce in una chiesa campana. Dove la terra è avvelenata da anni di rifiuti tossici; dove i cavoli sono radioattivi; e dove i padri trentenni crepano senza veder nascere i figli; e dove il parroco Don Patriciello urla con una croce in mano: «Siamo un popolo di disperati!», senza arrendersi. La seconda puntata dei Dieci comandanti, Ricordati di santificare le feste vede Iannacone , nell'eleganza paracula del suo dolcevita, infilarsi tra nostalgici del Duce a Predappio nel 90° anniversario della Marcia su Roma; nel corteo guidato da un prete di Brescia, stavolta con croce celtica. Non ci sono vincitori, c'è humana pietas per i vinti. C'è, soprattutto, un giornalismo «raccontato» d'alta scuola.


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog