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Obiettivo 2016, ma...

Hillary, quante grane sulla strada verso la Casa Bianca

L'ex segretario di Stato, futuro candidato democratico alla presidenza, ha molte bucce di banana da evitare: da Bengazi agli imbarazzi della collaboratrice Huma Abedin

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary, quante grane sulla strada verso la Casa Bianca

Da sinistra, Hillary Clinton e Huma Abedin

di Glauco Maggi 

Se mai Hillary Clinton metterà in essere la decisione che in cuor suo ha già preso, di correre per la presidenza nel 2016, i repubblicani avranno un'altra cartuccia da sparare contro l'ex segretario di Stato. Di Bengazi, e della sua totale partecipazione come co-protagonista e co-insabbiatrice dello scandalo che sta oscurando la Casa Bianca, si sa già tanto, e altro verrà fuori dalle inchieste e dalle testimonianze ancora in corso. Il Gop, almeno, è impegnato a tenere calda la questione potendo contare sull'arma del comitato della camera, retto da Darrell Issa, che può fare indagini sugli atti di governo. Ma è la vicenda di Huma Abedin, uscita sul sito Politico.com qualche giorno fa, e causticamente ripresa domenica persino da Maureen Dowd, l'ultraliberal commentatrice del New York Times, a fornire freschi argomenti sull'arroganza del potere della moglie di Bill Clinton, il campione nella gestione congiunta affari&politica . 

Di Huma Abedin, aiutante veterana di Hillary, le cronache s'erano già occupate in due piccanti occasioni. Dapprima ci furono le volgari, e mai sostanziate, accuse dei siti di gossip anti-democratici su una presunta relazione lesbica tra l'algida Hillary e la piuù giovane Abedin, musulmana, che andò poi in moglie ad Anthony Weiner, il deputato ebreo di New York che divenne famoso per lo scandalo dei messaggini con foto porno di se stesso che aveva mandato a migliaia di amiche di Twitter, anche minorenni. Weiner si dimise, ma dopo tre anni ha deciso di rientrare in politica correndo, nientemeno, che per la carica di sindaco di New York. A proposito di arroganza sfacciata. 

Ma non è questa la vicenda che sta imbarazzando la coppia Abedin-Clinton. E' stato quello che e’ successo dall’estate del 2012, quando Abedin, dopo 15 anni passati a lavorare con Hillary, è andata in maternità per accudire al figlio Jordan nato dalla relazione con il marito, che lei aveva prontamente perdonato dal vizietto dei messaggini osè. Avendo chiesto consiglio alla fidata amica Clinton, del resto, non stupisce che ci sia stata questa conclusione "pragmatica". Per Abedin, infatti, è stato confezionato uno status professionale ad hoc, da manuale del perfetto conflitto di interessi. E' diventata infatti una "speciale dipendente governativa", impiegata part time e con permesso di lavorare da casa, a New York, sempre in servizio presso il dipartimento di stato, che propriamente si chiamerebbe "degli affari esteri". La paga non era male (Abedin ha avuto 135mila dollari nel 2012, tra full e part time), e il contratto prevedeva anche il permesso di svolgere lavoro di consulenza privata per conto di altre entità, tra cui lo stesso Dipartimento di Stato, Hillary Clinton stessa, la William Jefferson Clinton Foundation e Teneo, società co-fondata dall'ex consigliere di Bill Clinton, Doug Band. Come dire, tutto in famiglia ma anche, per una buona fetta, a libro paga dei contribuenti americani. 

Poiché il marito vuole fare il sindaco di New York, il reddito della coppia Abedin-Weiner è diventato pubblico, e mostra che in totale i due hanno guadagnato 490mila dollari nel 2102. Se 135mila sono quelli guadagnati come membro dello staff della Hillary, gli altri 360mila sono il frutto della attività di consulenza di marito e moglie (la ripartizione non è nota). Intanto, al bagaglio ingombrante della gestione di Bengazi e dei trattamenti di favore all'amica, la Hillary "quasi" candidata per il 2016 deve aggiungere la brutta notizia che i quattro aiutanti di più alto livello della sua campagna del 2008 si sono chiamati fuori, e non faranno parte del team: Howard Wolfson, direttore della comunicazione, Neera Tanden, direttrice politica della campagna, Mark Penn, il capo della strategia e Patti Solis Doyle, la manager della campagna. E' vero che di solito è la squadra vincente che non si cambia, ma in questo caso Hillary li avrebbe tenuti tutti, per l'esperienza maturata contro l'imbattibile primo presidente nero.

twitter @glaucomaggi

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