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A 12 anni dall'11 settembre

Obama chiuda Guantanamo
e mandi i 200 detenuti
nelle prigioni militari

Cinque anni fa il presidente democratico aveva promesso la chiusura della struttura penitenziaria, che è ancora lì. Per uscire dall'impasse una soluzione c'è: è quella dei repubblicani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama chiuda Guantanamo
e mandi i 200 detenuti
nelle prigioni militari

di Glauco Maggi

Giovedi’ 23 Obama ha in programma un discorso di politica militare e di sicurezza nazionale, in cui spieghera’ la sua linea di condotta contro il terrorismo, dall’uso dei droni al futuro di Guantanamo. Cinque anni dopo la sua solenne promessa di chiudere la galera di Cuba, ci sono ancora poco meno di 200 detenuti, e nessuna immediata prospettiva politica possibile per lo smantellamento della prigione. Il Congresso, attraverso varie misure votate dai repubblicani che sono maggioranza alla Camera, ma anche da numerosi democratici degli stati rossi che non vogliono apparire fiacchi nella lotta contro gli estremisti islamici, ha stabilito, negando i finanziamenti, che nessun prigioniero possa essere trasferito sul suolo patrio in carceri federali.

I liberal che stanno spingendo il presidente ad agire dribblando il no del parlamento, come il senatore Carl Levin e la presidentessa del comitato dei servizi segreti in Senato, la californiana Dianne Feinstein, chiedono che si trovi una soluzione almeno per l’ottantina di detenuti che hanno gia’ ottenuto il via libera dalle autorita’ inquirenti americane, ma che sono stati bloccati da Obama perche’ per lo piu’ yemeniti che sarebbero tornati in una roccaforte pro Al Qaeda. I due senatori democratici vogliono che sia ripristinato il posto del commissario speciale per i rilasci all’interno del Dipartimento di Stato, e che costui gestisca il parziale sgombero. Ma che cosa ha veramente intenzione di fare Barack lo si sapra’ giovedi’.

Una via praticabile, indicatagli dai senatori repubblicani John McCain e Lindsay Graham, favorevoli in linea di principio alla chiusura di Guantanamo, esiste: si tratterebbe di creare un contesto legale tale da poter far entrare i detenuti da Cuba negli Usa, ma soltanto in strutture militari. Per essere trattati come nemici combattenti – la ragione di base per cui era stata creata Gitmo – e non come semplici criminali soggetti alla normale legge giudiziaria civile. E’ questo il contrasto netto tra l’amministrazione Obama e il GOP, che dalla sua ha il favore della maggioranza degli americani, e dei parlamentari. Quando il ministro della Giustizia Eric Holder tento’ anni fa di fare il processo al cervello dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, nel sistema dei tribunali civili di New York anziche’ nella corte militare a Guantanamo, la sollevazione popolare, ma anche il senatore democratico di New York Charles Schumer, gli fecero cambiare idea. Adesso c’e una urgenza contingente, quella degli scioperi della fame che coinvolgono un centinaio di detenuti: non se ne parla quasi per niente, trattandosi di proteste contro l’esercito e il sistema legale di Obama, ma se dovessero aumentare i morti (ce ne sono gia’ stati, passati di fatto sotto silenzio) la “bomba Gitmo” si aggiungerebbe a quelle politiche che stanno facendo tremare la Casa Bianca. Serve una soluzione, ma se il presidente non viene a patti con il GOP finira’ i suoi otto anni con la croce di Cuba ancora li’, una delle tante “speranze e cambiamenti” che non ha saputo realizzare.

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