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Il punto

Obama e l'antiterrorismo a targhe alterne

Prima supera il "masetro della guerra" Bush. Poi fa marcia indietro (sui droni). E continua a non vedere il pericolo islamico

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama e George Bush

Barack Obama e George Bush

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

Accerchiato dagli scandali multipli (Bengazi, Irs, e le inchieste e spiate illegali contro i giornalisti accusati di essere “criminali” per gli scoop scomodi), che sono sempre più devastanti per la Casa Bianca grazie alla caparbietà dei repubblicani in Congresso, ma anche per un certo orgoglio ritrovato della stampa americana umiliata e spaventata dagli attacchi alla Associated Press e a Fox News, il presidente Obama si è rifugiato nel terreno dell’antiterrorismo, dove ha finora dato forse il meglio di sè. Ha infatti seguito, e in qualche aspetto come quello dell’uso dei droni superato, il “maestro” della guerra al terrore George W. Bush. Ma ieri, in un discorso pubblico (di cui ho scritto in un articolo in uscita su Libero del 24 maggio) Barack ha mitigato l’effetto micidiale dell’uso dei droni, in risposta alle critiche da sinistra, ma anche da libertari come il senatore Rand Paul, di essere andato oltre la linea dei rispetto dei diritti umani. In effetti, scandalizzarsi contro gli interrogatori duri di Bush a tre superterroristi (i finti annegamenti) fino a farne il perno della campagna elettorale del 2008 come ha fatto lui, per poi moltiplicare esponenzialmente l’utilizzo dei razzi dei droni per eliminare sospetti terroristi, senza processo e senza condanna, non entrerà nei Guiness dei primati come modello di coerenza. Ma il presidente è andato anche oltre nel revisionismo, mostrando ciò che è la sua profonda ideologia. 

Obama, che ha sempre respinto l’idea stessa della “guerra al terrorismo islamico” in polemica con Bush, salvo gloriarsi della eliminazione di Osama Bin Laden, ha detto ieri di rigettare il concetto di un conflitto perpetuo contro i terroristi, sognando il giorno in cui Al Qaeda sarà cosi’ indebolita da rendere inutile il clima attuale da governo di guerra. Con il fantasma dell’ambasciatore Usa ammazzato dai radicali collegati ad Al Qaeda l’11 settembre 2012 che è ormai ufficialmente lo “scandalo di Bengazi”, i ceceni islamici che hanno fatto scoppiare le bombe alla maratona di Boston in aprile, e lo sgozzamento di martedì del soldato inglese a Londra ad opera di militanti islamici al grido di “viva Hallah”, il sogno di Obama è negazionismo puro. Barack Hussein insiste a rigettare l’idea che all’interno dell’Islam esista un problema irrisolto di accettazione dei valori di rispetto della persona umana, come è dimostrato da importanti, anzi dominanti, versioni di regimi e culture che si rifanno a Maometto (oltre ad Al Qaeda ci sono Iran, Hetzbollah, Hamas, Arabia Saudita, Fratelli musulmani eccetera). E non vede l’ora di trasformare attentati e attacchi terroristici di musulmani in episodi criminali da contrastare con gli agenti di polizia alle fermate del metro. Purtroppo per tutti noi, non è cosi’. Anche un ufficiale del suo Pentagono ha previsto giorni fa che l’attuale conflitto potrebbe durare 10 o 20 anni. Ce ne sarà insomma per tre o quattro presidenti futuri, dopo quello del premio Nobel della Pace che non c’è.

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