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Casa bianca "nixoniana"

Spiate, bugie e falsa testimonianza
Il caso Holder come il Watergate
Ma il fedelissimo di Obama non si dimette

Da settimane, il ministro della giustizia Usa è nella bufera per aver fatto fare indagini su giornalisti della Ap e della Fox. Ma il presidente se lo tiene ben stretto

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Spiate, bugie e falsa testimonianza
Il caso Holder come il Watergate
Ma il fedelissimo di Obama non si dimette

Un conto e’ se a chiedere le dimissioni di Eric Holder, il ministro della Giustizia di Obama, e’ un repubblicano doc, come Reince Priebus che e’ il presidente del Comitato Nazionale del GOP. Lo ha fatto qualche giorno fa per le responsabilita’ dell’Attorney General nell’aver fatto spiare i giornalisti della AP e, poi, il corrispondente di Fox News da Washington James Rosen. Ben altro conto e’ se a scrivere che il presidente “dovrebbe chiedere a Holder le dimissioni” e’ il sito ultraliberal Daily Beast, che ha fatto l’appello dopo il caso AP, e prima che scoppiasse l’altro, quello della Fox. La posizione dell’alter ego di Barack, Holder, che e’ afro-americano, ideologicamente sinistro,  e con la laurea in legge come il suo capo, e’ sempre piu’ vacillante, a ragion di logica. Ma cadra’, stavolta, Holder? Da destra e da sinistra le voci per un suo licenziamento si intensificano.

Il comitato della Camera di Darrell Issa, che indaga sugli atti di governo, ha aperto oggi una specifica inchiesta per valutare se il ministro ha mentito quando ha deposto qualche giorno fa, sotto giuramento, nella precedente audizione sul caso AP. L’accusa e’ che Holder ha fatto dichiarazioni false, fuorvianti. A una domanda del deputato democratico Hank Johnson sulle intercettazioni dei 20 giornalisti della AP, Holder aveva risposto cosi’ : “Riguardo la potenziale causa contro la stampa per aver rivelato il materiale classificato, e’ qualcosa in cui non sono stato coinvolto, di cui non ho mai saputo e che io non giudicherei una politica saggia. In realta’, la mia opinione e’ proprio il contrario”. Holder, nel caso AP, aveva giocato la parte dello gnorri, che di per se’ era gia’ incredibile. Ma qualche giorno dopo si e’ saputo che nel 2010 il suo ministero aveva ottenuto email segrete e intercettato telefonate di Rosen, della Fox News, che stava lavorando a uno scoop sulla Corea del Nord grazie ai suoi contatti con una fonte governativa. In quella occasione, la firma sul documento ministeriale per la richiesta al magistrato di spiare il giornalista era proprio la sua, Eric Holder.

Ci vuole un bel pelo sullo stomaco, sapendo di aver indagato su un  reporter due anni prima fino ad accusarlo di attivita’ criminale nell’estorcere notizie a un funzionario pubblico, a fare lo scandalizzato ministro, rispettoso della liberta’ di stampa, davanti al parlamento.

Dalle inchieste su come il ministero della Giustizia ha indagato contro Rosen vien fuori la vera concezione che questo governo Holder-Obama ha del Primo Emendamento. Il WSJ ha riportato oggi 28 maggio il contenuto di un memorandum che Benjamin Wittes, ex giornalista del Washington Post che oggi lavora per la Brookings Institution, ha ricevuto da un funzionario dello staff di Holder. Non e’ firmato, e gia’ questo dice tutto sul livello di trasparenza di una amministrazione che manda in giro comunicazioni anonime (come se la responsabilita’ non fosse di nessuno, mentre e’ ovviamente del capo che ha il vizietto di nascondersi). Ha scritto, l’anonimo aiutante di Holder (o lui stesso?): “ Il reporter in questione (Rosen NDR) attivamente ha chiesto a gente con accesso a informazioni classificate di rompere la legge fornendo a lui informazioni classificate per pubblicarle…  In altre parole, Rosen non era qualcuno a cui un whistleblower si e’ rivolto per rivelare una informazione; ha attivamente chiesto lui alla gente di violare la legge, e messo in condizione questa gente di farlo”. Come prova della criminalita’ dell’azione del giornalista, il funzionario ha citato che Rosen “ha usato falsi nomi e tecniche di scambi di informazioni via email indirette”. Se si fosse limitato a ricevere informazioni, seduto alla scrivania e inattivo, sarebbe stato tutto Ok. Ma aver fatto come i reporter del Watergate Carl Bernstein e Bob Woodward nel rapporto con la loro “Gola Profonda”, cambia tutto. Forse perche’ allora la vittima era Nixon, e tutto era lecito per eliminarlo. Mentre ora, con Obama a rischiare la reputazione, fare gli scoop e’ diventato reato. 

La verita’ e’ che questa Casa Bianca e’ davvero sempre piu’ nixoniana, e l’aggettivo e’ ormai dispregiativo anche per i repubblicani. La liberta’ e’ un bene vero per tutti gli americani, e un governo che vuole decidere come si cercano le notizie, e come si censurano reprimendo i giornalisti, si macchia di qualcosa che non si dimentica. Come, appunto, e’ giustamente stato per Nixon: al tempo, lui si dimise e il suo Attorney General fini’ in galera.

 

La giustizia e la logica politica avrebbero voluto che Holder si dimettesse gia’ due anni fa per lo scandalo Fast and Furious, quello delle armi fatte avere dagli agenti del suo ministero ai cartelli della droga messicana, nella maldestra operazione che provoco’ morti tra i poliziotti Usa di confine e nessun arresto dei boss del narcotraffico. Il Congresso arrivo’ persino alla censura di Holder per “disprezzo del parlamento”, perche’ si era rifiutato di dare tutti i documenti relativi alla operazione. Ma Holder e Obama non fecero una piega. Solo il suo ruolo di scherano ultrafedele del capo e’ lo scudo  potente che tiene il ministro inchiodato a quella scrivania. Se cacciasse Holder, e’ un po’ come se Barack cacciasse se stesso. Lo smacco sarebbe enorme.

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