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Complimenti per la trasmissione

Smetto (quasi) quando voglio

Il programma sul fumo di SkyUno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
smetto quando voglio

«Tanto smetto quando voglio», non è una frase di D’Alema riferita al Pd, ma il refrain antico di qualsiasi fumatore da Italo Svevo (« Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall'inquietudine») in poi.Sicchè, per me, non-fumatore che ritiene che l’esser fumatori sia come l’esser comunisti - se non prendi il vizio da piccolo non lo prendi più-; bè, questo Smetto quando voglio, esperimento quotidiano di SkyUno alle 19.25 che si chiude nella giornata mondiale del tabacco, mi ha lasciato in bocca l’evanescenza di una Marlboro leggera, col filtro. I miei amici tabagisti mi dicono di aver guardato il non brutto programma condotto dalla (ex fumatrice) Elena Di Cioccio con sottile angoscia. Le umiliazioni subite, tipo andare in giro per strada con un cartello su cui è scritto «insultami» o inseguire una capretta per riuscire a fumare la sigaretta che ha legata al collo, erano simpaticamente terrorizzanti. Sicchè i tabagisti si sono talmente ansiogenati, da aver avuto bisogno, per acquietarsi, di una sigaretta. I miei amici odiatori di tabacco, invece, hanno tenuto ad informarmi che un docu-reality per smettere di fumare è inutilmente à la page come l’apertura di un franchesing di sigarette elettroniche. Così mi è andato in fumo il target: a chi era destinato il programma?. Non riesco ad immaginare cosa ne avrebbero pensato Jean Gabin o Bogey, incollati al destino della loro canna di nicotina.

E dunque, inalando la noia delle volute di fumo, sono finito su Youtube, dove circola un cortometraggio-gioiello No Smoking Company di Edo Tagliavini. In una metafora sulla crisi e sui tagli aziendali ai cinquantenni vi si narra di un dirigente, interpretato da Enzo DeCaro, che riesce a sfuggire al complotto del suo capo cinese grazie alla forza di un accendino. Lo consiglierei a Sky: è, questo sì, una boccata di creatività...



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