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Il decalogo della buona politica

Dieci semplici regolette che il MoVimento si è imposto per essere meglio degli zombie della Casta

Massimo Entropia

Massimo Entropia

Mi chiamo Massimo Entropia e sono un cittadino a Cinque Stelle. Mi hanno eletto alla Camera dei Deputati. Quindi chiamatemi semplicemente "Cittadino 53". Scrivo un blog satirico e forse non esisto, o forse sì
Il decalogo della buona politica

(Satira). La capogruppo rotante Lombardi ha rotato. Ora c'è il cittadino Nuti. Così, se anche rendo pubbliche cose interne al MoVimento, non sono più una "spia, merda, stronzo". La Lombardi non c'è più. C'è invece il sondaggio online di Beppe, "Il microfono di legno", per decidere chi è il pennivendolo più pennivendolo di tutti. Roba tosta. Roba da democrazia 2.0. Roba che fa tremare il Palazzo. Roba seria. Ma non è mica di questo che voglio parlare. Come ho lasciato intuire, voglio rendere pubbliche cose interne al MoVimento. A fin di bene, a mio modesto avviso. Ora che tutti i pennivendoli e tutti gli zombie della Casta ci criticano più che mai, voglio proprio farvi leggere un documento che Beppe e Gian hanno spedito a tutti i cittadini eletti dopo il voto di febbraio. Voglio proprio vedere chi dopo averlo letto avrà ancora il coraggio di criticarci. Carta canta, noi siamo diversi dai potenti collusi e corrotti del Palazzo della Casta. Lo dimostra questo documento. Titolo: "Il Decalogo della Nuova Politica dei Cittadini". Sottotitolo: "Noi siamo il futuro: ecco perché siamo meglio degli zombie puzzoni collusi della Casta". Si tratta di dieci semplici regole che marcano la differenza tra noi cittadini-politici e i morti viventi che bivaccano in Parlamento da vent'anni, se non di più. Eccole.

Il Decalogo della Nuova Politica dei Cittadini
Noi siamo il futuro: ecco perché siamo meglio degli zombie puzzoni collusi della Casta

Regola numero 1) Se la stampa ci critica, contrattacchiamo spiegando che sono pennivendoli di parte, stipendiati da questo o da quel padrone, proprio come lo Psiconano accusa Repubblica e l'Unità, proprio come il piddimenoelle accusa Libero e Il Giornale. Siamo avvantaggiati: noi accusiamo tutti quanti (ma non Travaglio, unico pennivendolo buono).

Regola numero 2) Se ci pungolano per le divisioni rispondiamo così: "E' normale dialettica interna. Siamo un MoVimento democratico, noi. E anche se qui uno vale uno siamo tutti stretti attorno al leader, che non c'è, ma che è Beppe, che però vale uno, anche se un po' più uno degli altri". Cari cittadini, imparate a memoria questa supercazzola: vi salverà da diversi imbarazzi.

Regola numero 3) Se perdiamo alle elezioni, diciamo comunque che abbiamo vinto: ci sarà sempre, ma proprio sempre, un comune sperduto del Molise in cui avremo piazzato un assessore in più.

Regola numero 4) Se ci accusano di non fare niente in Parlamento rispondiamo spiegando che è tutta colpa degli "altri", che noi le nostre proposte le facciamo ma che gli "altri" neppure le prendono in considerazione. In alternativa, scarichiamo le colpe sul "complotto pluto-giudaico massonico".

Regola numero 5) Qualsiasi disegno o proposta di legge venga presentato nel Parlamento dei morti viventi dalle opposizioni, noi la dobbiamo definire "truffa", oppure "legge salva-qualcuno", oppure "schiaffo agli italiani", oppure "testo inutile", oppure "favore alle banche". Mai esprimersi a favore di una proposta altrui.

Regola numero 6) Se scrivono che abbiamo rubato soldi pubblici rispondiamo che "è tutto rendicontato" e che "ci sono gli scontrini". Se perdete gli scontrini chiedete aiuto alla RETE (fatelo su Facebook).

Regola numero 7) Se la piazza di un nostro comizio è semideserta - e non gioca la nazionale di calcio e non c'è neppure Masterchef - gridate al complotto mediatico. Potete condire il tutto con frasi del tipo: "Eravamo 200mila, anche se per gli zombie della Questura eravamo appena 12mila".

Regola numero 8) Se un cittadino del Movimento viene indagato si deve dimettere subito. Poi però il Movimento deve puntare il dito contro la magistratura al soldo della  partitocrazia, che cerca di far fuori il M5S per via giudiziaria (o, in alternativa, per via giornalistica).

Regola numero 9) Se un pennivendolo vi incalza e non sapete che dire, ricordate che "il '68 ha distrutto l'istruzione" oppure che "il capitalismo è un sistema superato". Ci sta sempre bene.

Regola numero 10) In campagna elettorale puntare tutto sui seguenti slogan: "Smacchieremo lo Psiconano"; "E' tutta colpa dei comunisti"; "Non vogliamo fascisti al governo"; "La RETE è democrazia"; "Bruceremo tutti i nei di Gargamella con il laser".

In fede,
Beppe e Gian

PS: Quando il decalogo fu redatto, come si evince dal punto 10, Gargamella non era ancora scomparso. Lo Psiconano, invece, c'è ancora.
PPS: Il nostro decalogo dimostra che con la vecchia politica degli zombie corrotti, noi cittadini, non abbiamo nulla in comune. Siamo diversi. Siamo migliori.

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