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Casa Bianca in affanno

Gli elettori indipendenti
mollano Barack Obama:
fiducia crollata dal 45 al 27%

Gli scandali Bengazi, IRS e AP-FoxNews minano la popolarità del presidente. Che però resta sulla breccia tra gli americani democratici

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Gli elettori indipendenti
mollano Barack Obama:
fiducia crollata dal 45 al 27%

Gli americani non credono che questa amministrazione sia onesta e fidata, ma nel contempo continuano a non ritenere Obama responsabile degli scandali Bengazi, IRS e AP-FoxNews che stanno martoriando il governo. Cosi’ come l’hanno confermato dopo quattro

 anni di disastrosa politica economica, perdonandogli di non aver dato alcuna svolta alla crisi occupazionale e alla crescita dal 2009 al 2012, oggi sono ancora disposti a chiudere gli occhi sulle sue colpe di leader che non guida, di capo che fa lo gnorri su tutti i disastri e dice, in sostanza, “non l’ho fatto io, io non c’ero e non sapevo”. Il sostegno che conserva e’ (quasi) indistruttibile tra i democratici e i liberal, e tanto basta per mantenerlo a galla in generale nel paese, anche se tra gli Indipendenti ha perso molti punti. La maggioranza del 55% tra i 1000 cittadini interpellati nel sondaggio Wall Street Journal/NBC ha detto che gli abusi dell’IRS a danno dei conservatori e le altre questioni controverse hanno sollevato dubbi “sulla onesta’ e integrita’ dell’amministrazione”, ed una stessa percentuale  ha affermato che il modo in cui il governo ha gestito l’attacco terroristico di Bengazi che ha ucciso l’ambasciatore libico lo scorso settembre, e poi ha spiato i giornalisti di AP e Fox minando la liberta’ di stampa, ha contribuito a peggiorare il loro giudizio sull’amministrazione. 

Pur con queste bocciature evidenti, chi ha risposto continua pero’ a dare il 48% di approvazione al lavoro personale del presidente, contro un 47% che disapprova. Il trend e’ peggiorativo, e altri sondaggi hanno gia’ registrato il capovolgimento,  ma “la responsabilita’ non e’ ancora caduta sul presidente” ha commentato Fred Yang, il democratico che conduce il sondaggio WSJ/NBC assieme al repubblicano Bill McInturff. “Il pubblico sta avendo un approccio attendista, vuole vedere come va a finire”. Intanto, quelli che lo hanno rivotato soltanto sette mesi fa, non se la sentono di scaricarlo. 

E’ tra gli Indipendenti che lo smottamento di fiducia per Obama si e’ espresso piu’ nettamente. Dal gennaio scorso il balzo e’ stato di 7 punti nella disapprovazione, in salita dal 52% al 59%, e all’inverso addirittura di 13 punti nella approvazione, in calo dal 41% al 28%. E gli Indipendenti che lo ritenevano personalmente “onesto e diretto “ sono  crollati dal 45% di gennaio al 27% attuale. “La grande storia di questo sondaggio e’ proprio la brusca erosione tra gli Indipendenti”, ha ammesso Yang. 

Su Bengazi, Obama puo’ accendere un cero alla stampa amica, come quella reporter della CNN che al dibattito d’ottobre 2012 con Romney sulla politica estera diede un aiuto scandaloso a Barack, di fatto negando che avesse mentito sul video e sulle responsabilita’ dei terroristi. Due settimane dopo gli americani sono entrati nelle urne senza pensare troppo al povero ambasciatore Stevens grazie alla copertura dei media, ma pure alla imbarazzante incapacita’ di Romney e dei repubblicani di mettere a nudo le bugie e le colpe del governo, che sono venute all’attenzione dell’opinione pubblica solo di recente grazie ai whistle-blowers. Oggi, cosi’, e’ una percentuale significativa del 41% ad essere convinta che sia proprio il presidente il primo responsabile del disastro di Bengazi, mentre 7 mesi fa Barack era addirittura riuscito a stare fuori dal cono di luce, nascosto dietro la Hillary che si assunse “la responsabilita’ piena”. Che cosa cio’ abbia significato in concreto nessuno lo sa ancora oggi, ma la talpa dello scandalo sta ancora scavando ed erodera’ punti ad entrambi. Il futuro, pieno di inchieste e audizioni, non lavora per la loro credibilita’. 

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