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Complimenti per la trasmissione

Pupetta, il coraggio e la passione (di mandarla in onda)

Lo sceneggiatone di Canale 5 con Garko-Arcuri

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Pupetta, il coraggio e la passione (di mandarla in onda)

 Tanto per essere politicamente scorretti, la storia di Pupetta Assunta Maresca  -non certo un esempio d’etica, da qualunque lato la si guardi- non mi è mai piaciuta.
Non mi ha prodotto frisson particolari  né nel film di Rosi La sfida nell’interpretazione di Rosanna Schiaffino, anno ’58, né in quella di Alessandra Mussolini (la Mussolini!) diretta dalla Malfatti nel ’92: con tutti quegli intrecci carmorristici e quei nomi da sceneggiata – il boss marito Pascale ‘e Nola, il killer Tanino o’ Bastimento, che viene ucciso dalla moglie del boss Pupetta, incinta di sei mesi- era come se Euripide fosse passato da Castellamare di Stabia e lì si fosse fermato a comporre dopo un’intossicazione di cozze andate a male.
Figuriamoci, fatte le dovute proporzioni, cosa può provocarmi la visione di Pupetta –Il coraggio e la passione (Canale 5, giovedì prime time) . Laddove “il coraggio” è quello di produrre e proporre ancora la coppia che recita a dittonghi monoespressivi Arcuri-Garko come fossero Amedeo Nazzari/Yvonne Sanson del melò prefascista o James Stewart/Kim Novak  “in alcuni tratti hitchcockiani”. E la “passione” è comunque quella dell’autore Teodosio Lotito che, forte degli ascolti, evoca a sua difesa le citazioni a Douglas Sirk, i fotoromanzi, finanche –dio ci perdoni – , il noir americano anni ‘40. Laddove io, nella mia grevità , ci vedo soltanto un’accozzaglia di tradimenti, di fughe, di grandguignol a pioggia, di tette  soprattutto dell’Arcuri, indubbiamente le migliori sulla piazza.
Che poi, tra la roba di Lotito, L’onore il rispetto, Il peccato e la vergogna, Il sangue e la rosa , ecc.. uno s’incasina e vede volti, espressioni, abiti e situazioni tutti uguali. In Pupetta c’è l’aggravante del rischio di rendere eroina una criminale. Però poi la recitazione è talmente sopra  -anzi, sotto-  le righe che il senso del grottesco prevale su tutto,a nche sulla morale. Per dirla tutta: Pupetta, dati i riscontri d’ascolto (5 milioni di spettaori) , merita sì il rispetto dei semplici. Ma quando l’Arcuri, nella scena davanti al giudice urla: “Signor giudice, decisi di ribellarmi!” , be’ è la stessa mia, personale sensazione dopo mezz’ora di fiction. (ps Dispiace per Tony Musante: ma che diavolo ci fa , lì in mezzo?...)

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    12 Luglio 2013 - 09:09

    nel secolo della camorrista , ero una ragazzina , conosco la signora per quel che scrivevano i giornali . ha ragione lei quando dice che è l'esaltazione della camorra .non ho guardato perché preferisco un bel giallo , magari inglese , ma cge abbia fede con la realtà e non una realtà vergognosa come quella italiana . grazie per il commento , bravo-

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