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Un presidente in declino

Dal caso Snowden a Bengasi, gli errori costano cari ad Obama che perde 8 punti

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Dal caso Snowden a Bengasi, gli errori costano cari ad Obama che perde 8 punti

Perdere otto punti di rating di popolarità in un mese è un bel record per un presidente, e Obama lo ha fatto secondo il sondaggio della CNN/ORC International diffuso oggi 17 giugno. Il 17-18 maggio, a scandali già avviati per gli addetti ai lavori ma non ancora arrivati al grande pubblico, aveva un rating di approvazione del 53%, ed ora si ritrova al 45%, e in uno scenario che non promette nulla di buono per la sua reputazione. Barack era finora riuscito a distinguere il giudizio che il pubblico popolare dà sul suo profilo personale dai risultati, e dai guai, del suo governo. Ma le magagne dell’amministrazione che si sono imposte all’attenzione della gente nelle ultime 4 settimane stanno tagliandogli l’erba sotto i piedi, e la sua stessa figura di leader vacilla vistosamente. Sono soprattutto i giovani a voltargli le spalle, visto che tra quelli sotto i 30 anni la perdita di approvazione è stata spaventosa, ben 17 punti in 30 giorni. 

La massima erosione di favore non può che venire da sinistra, a questo punto, e il caso dello spionaggio generalizzato della NSA, unito alla promessa mai mantenuta di chiudere Guantanamo, stanno demolendo la sua immagine di Hope and Change. Gli interpellati di questo sondaggio non avevano ancora saputo, il 13 giugno quando hanno risposto, che il presidente, pur riluttante quanto ci tiene a far vedere per apparire pacifista, avrebbe deciso un paio di giorni fa di armare i ribelli siriani e quindi, di fatto, di avviare una seconda guerra in Medio Oriente, contro Assad dopo quella contro Gheddafi. Quindi, l’escalation che verrà gli farà altro male. E ciò che perde a sinistra il presidente non lo guadagna a destra, dove continua ad essere considerato indeciso, titubante, tardivo, anche quando segue le politiche sulla sicurezza del predecessore Bush. Sempre oggi, il Wall Street Journal lo ha criticato perché, da quando è scoppiato il caso della “spia” Snowden, ha fatto solo una striminzita e ambigua difesa della NSA, dicendo che era il necessario compromesso tra riservatezza e sicurezza, rinviando poi ad un “ampio dibattito nel Paese” sulle ragioni di quelle misure.  Ma da allora si è ammutolito, rinunciando a difendere a voce alta i poteri dell’esecutivo che invece utilizza a mani basse, dai droni ai programmi di sorveglianza elettronica. Insomma, con la tattica del “piacione” Barack ha retto fino a quando gli è riuscito, il novembre 2012, e questo miracolo gli è servito per la rielezione.

Ora che vengono a galla i casi marci (Bengazi, le spiate dei giornalisti AP e Fox news) che sono stati coperti grazie all’omertà della stampa, e alla corruzione delle agenzie di governo, come, nella persecuzione dei Tea Party, si è comportata l’IRS (agenzia delle tasse), i cui quadri si sono fatti parte diligente e militante per la causa democratica, gli Indipendenti hanno aperto gli occhi, e i giovani si sono sentiti  traditi.

Per la prima volta da quando è alla Casa Bianca un americano su due non lo considera onesto e degno di fiducia, e sei americani su dieci pensano che il governo è cresciuto così tanto in dimensione e potere da costituire una minaccia ai diritti e alle libertà dei cittadini.

Quanto al “traditore” Snowden, il 52% disapprova le sue azioni, e il 54% chiede che il governo lo riporti in patria e lo giudichi secondo la legge. Una leggera maggioranza ritiene che è giusto che il governo raccolga le telefonate della gente e il 66% dice che ha fatto bene a intercettare i dati Internet all’estero per scovare ed eliminare i terroristi. 

twitter @glaucomaggi

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