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Ipocrisia dem

Il silenzio di Obama sul Datagate:
ai democratici non piace
ammettere di essere degli spioni

L'amministrazione è stata difesa da tutti gli enti coinvolti nella sicurezza Usa: così hanno evitato 50 attentati. Ma il presidente non ha detto una parola sullo scandalo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il silenzio di Obama sul Datagate:
ai democratici non piace
ammettere di essere degli spioni

Al dunque, tutto il rumore sul governo americano spione e’ stato zittito dalle deposizioni degli ufficiali e dei direttori degli enti incaricati della protezione degli americani che hanno gestito da anni, dopo il 2001, il programma di sorveglianza della NSA, agenzia dei servizi di controspionaggio e antiterrorismo. Il generale  Keith Alexander, direttore della NSA, ha detto paro paro che i programmi “hanno protetto gli Sati Uniti e i nostri alleati piu’ di 50 volte in piu’ di 20 Paesi dal 2001”, e ha rimandato i dettagli al prossimo incontro riservato che avra’ mercoledi’ con i parlamentari membri del Comitato dei Servizi della Camera. 

Il vicedirettore dell’FBI Sean Joyce ha dato qualche esempio, raccontando che la rete di intercettazioni ha aiutato a scoprire un complotto a partire da un noto terrorista in Yemen, che era entrato in contatto con una persona negli Stati Uniti mentre era sotto monitor. Cosi’, ottenuto il permesso dalla FISA (la Corte federale che da’ il via libera alle spiate), gli agenti Usa sono stati in grado di smascherare il “complotto in preaparazione”, che aveva come obiettivo una bomba sul New York Stock Exchange. Joyce ha anche raccontato di aver allertato l’FBI che un certo individuo aveva “contatti indiretti” con terroristi, e che l’”attivita’ terroristica” e’ stata repressa. Oltre a queste due operazioni mai citate prima, Joyce ha anche confermato le due di cui era gia’ uscita notizia: il complotto contro un residente di Chicago che voleva bombardare un giornale danese, e la trama che nel 2009 avrebbe dovuto sconvolgere la metropolitana di New York. I responsabili della riservatezza dei dati all’interno delle agenzie governative hanno poi smontato le accuse piu’ grossolane di abuso della privacy. In nessun caso, senza che l’operazione fosse prima consentita dal giudice della FISA, la NSA ha ottenuto dalle compagnie telefoniche piu’ del numero di telefono. Nessun nome e nessun indirizzo di cittadini americani e’ mai finito nel mirino degli investigatori al di fuori dei casi di indagini autorizzate dal tribunale. E per dare una dimensione al fenomeno, basti sapere che i casi in cui la sorveglianza si e’ tradotta in reale intromissione nella comunicazione telefonica di un sospetto sono stati meno di 300 nell’intero 2012.

Il viceministro della Giustizia James Cole ha chiarito che, una volta raccolti i numeri di telefono interessanti per ulteriori approfondimenti,  non e’ mai stato possibile tecnicamente per la NSA, e non e’ peraltro nelle procedure, avere l’identita’ della persona o il luogo di partenza delle chiamate. “Noi non ascoltiamo le telefonate di nessuno”, ha specificato in riferimento al programma di sorveglianza. E ha anche chiarito che le autorita’ possono investigare solo persone che non sono ne’ cittadini americani ne’ con residenza permanente (cioe’ con carta verde), e quelli che sono all’estero.

In sostanza, la faccenda NSA si conferma un non scandalo, ma piuttosto si e’ rivelato il piu’ efficiente mezzo, permesso dalla tecnologia, per scoprire e annullare il maggior numero di piani terroristici. C’e’ semmai da essere favorevolmente colpiti dal fatto che i presidenti che hanno voluto (George Bush) e continuato ad usare (Obama) queste iniziative per tanti anni non abbiano mai ceduto alla tentazione di vantarsi di tanti successi “sotterranei”. Chi avesse mai pensato che era stata solo la fortuna ad assistere George W nel proteggere cosi’ efficacemente la nazione fino al gennaio 2009 deve aggiornarsi. Ora tutti sanno che larga parte del merito va attribuita ai cervelloni della NSA, sia quelli umani sia quelli elettronici, che hanno fatto la differenza. E chi, per irridere o sminuire il programma, ha detto o scritto che “cosa serve mai controllare milioni di telefonate e di cittadini, se cio’ non ha permesso di smascherare i due ceceni terroristi di Boston?”, dovrebbe per prima cosa ricordare che uno era naturalizzato americano, e l’altro aveva la carta verde.  Comunque, e’ ovvio che la certezza matematica che la NSA possa stoppare tutti i malintenzionati non esiste. Ma tra il fare il possibile per combattere i nemici, e minare i programmi di sorveglianza basati sui metadati con menzogne consapevoli sulla privacy abusata c’e’ una bella differenza. E in questa battaglia io sto in buona compagnia con Obama e Dick Cheney, con Nancy Pelosi e John Bohner, con John Podhoretz e Thomas Friedman. E dall’altra parte lascio volentieri Michael Moore e Rand Paul, Edward Snowden e Julian Assange.

 

A Obama, pero’, non va perdonato di non essere stato in prima fila nella difesa della NSA: perche’ non ha detto lui, uno che ha fatto piu’ discorsi di Cicerone (per esempio sulle armi da vietare), quello che hanno detto Alexander e gli altri testimoni di oggi? Perche’ ai liberal il programma non piace, e lui non voleva pagare politicamente piu’ di quanto non gli sia gia’ costato. E’ fatto cosi’: uomo di forti convinzioni, solo se convengono.

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