Cerca

Autogol

Il pasticcio Gop sull'immigrazione

Al Senato passa a sorpresa la riforma dell'immigrazione grazie all'emendamento firmato dai Repubblicani Corker e Hoeven. E al Senato la figuraccia può essere completa

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il pasticcio Gop sull'immigrazione

Il senatore repubblicano Bob Corker

In Senato la riforma dell'immigrazione ha trovato ieri notte i numeri per il sì all'emendamento sulla protezione del confine, 67 a favore e 27 contrari, più dei 60 necessari per procedere. Adesso (in realtà nei prossimi mesi), la palla passerà alla Camera dove le resistenze della maggioranza repubblicana sono molto più forti. Tanto che potrebbero stoppare l'intero progetto, come avvenne nel secondo mandato di George Bush, quando abortì il compromesso concordato dal presidente repubblicano con i democratici. Come si sia arrivati al voto positivo in Senato è però già una storia negativa per il GOP, preludio di un disastro ancora maggiore se i deputati più radicali avranno la meglio, spalleggiati dai liberal pro amnistia che saranno ben lieti di arrivare alle elezioni del 2014 con l'asso nella manica dell'ostruzionismo repubblicano contro gli ispanici. Quando sembrava impossibile raggiungere una maggioranza significativa in Senato, che era considerata la premessa politica per sperare nel passaggio anche alla Camera, è stato presentato un emendamento, a firma dei due senatori repubblicani Bob Corker del Tennesse e John Hoeven del Nord Dakota, che in buona sostanza è uno stimolo economico in stile Obama. Anche se con la finalità di militarizzare le 1.969 miglia (oltre 3.000 km) di confine dalla California al Golfo del Messico. 

Così, si sono trovati i voti di un drappello nutrito di senatori del GOP che prima erano contrari, perché rappresentanti di elettorati particolarmente ostili ad una sanatoria per i clandestini. Il costo della legge è salito a 40 miliardi di dollari di "investimenti" che, oltre al resto, aggiungono 20mila agenti ai 18.500 già in servizio: ciò che porterà, in media, ad avere una guardia a presidio di un tratto di confine lungo come tre campi di pallone. Ma è soprattutto l'impegno ad una commessa di strumenti militari e paramilitari a impressionare, tanto quanto non fu fatto in Iraq o Afghanistan: altre 350 miglia di barriera fisica, che raddoppierà quella già esistente. Per esempio, nel solo settore Del Rio-Texas, la dotazione prevede: tre torri fisse integrate; 74 sistemi di telecamere che comprendono anche sistemi di sorveglianza mobile a distanza su video; 47 sistemi di sorveglianza mobile che comprendono anche sistemi di controllo su video, e sistemi di sorveglianza gestiti da agenti di pattugliamento; 868 sensori interrati, capaci di rilevazioni a raggi infrarossi, visive e sensibili ai movimenti del terreno; 174 equipaggiamenti trasportabili a mano, compresi i sistemi per immagini generate dal calore e occhiali per la visibilità notturna; 26 strumenti e sensori per le ispezioni ai checkpoints; capacità migliorate per i controlli aerei; 21 ripetitori per sensori; 21 ripetitori per le comunicazioni. Più in generale, il programma prevede poi l'acquisto di strumenti capaci di identificare le radiazioni, di lettori delle targhe automobilistche, di elicotteri leggeri AS/350 e altro ancora.

Il Wall Street Journal, chiamandola una "legge di pieno impiego per un contractor militare", ha fatto pesante ironia contro i Repubblicani: ricordando che il Trattato di pace con il Messico è in vigore dal 1848 e mai è stato rotto, ha scritto che il GOP sta facendo grandi manovre di emergenza in caso arrivi un altro Pancho Villa. Da tempo il fronte dei conservatori è ferocemente diviso tra chi è ossessionato del sigillo dei confini come precondizione per far passare un piano di regolarizzazione degli 11 milioni di illegali, e chi vede vantaggi economici strategici dalla immigrazione estera, che peraltro è la pura storia degli Stati Uniti. Negli ultimi anni, grazie al miglioramento dell’economia messicana e al peggioramento di quella Usa, il numero di ispanici che ritornano a casa è più alto di quelli che entrano clandestinamente in America. Infine, è patetica la mobilitazione quasi bellica per ridurre la porosità dei confini, quando si sa che il 40% degli irregolari sono persone entrate con visti legittimi, che hanno però poi deciso di rimanere qui oltre la scadenza. A parte il merito economico, che è a favore degli immigrati ma anche degli interessi degli americani, la battaglia per la barriera fisica ma contro una riforma onnicomprensiva sarebbe un suicidio per il GOP. Con l'ironia di avere come compagni di strada i sindacati, impegnati nel contrastare la parte della legge che faciliterebbe gli ingressi di lavoratori a tempo ma regolari, sia di basso livello per le campagne e le fabbriche sia per aspiranti con diplomi di alta tecnologia e scienze di cui l'industria high tech ha disperato bisogno. Insomma, un misto di spesa pubblica senza freno e di ostilità alla migliore circolazione della forza lavoro che non sono, o non dovrebbero essere, due bandiere per i politici pro free market. Ma pur di campare sulla demagogia, anche i libertari in cerca di visibilità fanno i protezionisti. Come Rand Paul, tanto caro ai Tea Party, che ha aspirazioni presidenziali e raccatta consensi dove può, erraticamente: difendendo Edward Snowden come un eroe e attaccando il programma di sorveglianza telefonica contro il terrorismo da una parte (per avere con sé i giovani e i liberal), e votando contro la riforma dell'immigrazione perché non assicurerebbe al 100% la chiusura dei confini anche dopo l’emendamento Corker e Hoeven (per avere con sé gli ultrà anti ispanici).


di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog