Cerca

Penne storte

Il polemista del Wall Street Jorunal
che odia il calcio (e fa tristezza)

Joe Queenan cerca di demolire lo sport in cui gli Usa sono solo forza emergente e sfotte i calciatori: ma ha mai visto i vichinghi con la griglia da bulldog e i rasta che giocano a football?

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Joe Queenan

Joe Queenan

E’ dura la vita del polemista, e a volte anche quelli celebrati per esserlo, e che hanno palcoscenici importanti come il New York Times Book Review e il Wall Street Journal, sbracano e finiscono penosamente fuori campo. E’ il caso di Joe Queenan con il suo commento di qualche giorno fa sul Wall Street Journal in cui ha cercato di demolire il calcio come sport. L’occasione e’ il boicottaggio dei mondiali in Brasile dell’anno venturo, che lui caldeggia perche’, per una associazione che non spiega, metterebbe una pietra tombale alla prospettiva che il calcio possa mai decollare negli Stati Uniti. Mah. Per lui i brasiliani  “non tutti, ma molti di loro”, scrive, starebbero implorando il mondo perche’ si mobiliti contro la Coppa in Brasile, e lui si e’ arruolato in quell’esercito.  

Fin qui, ok. Se una societa’ vive drammatici fermenti, e ne ha le palle piene della corruzione di un governo di ex sindacalisti e comunisti che hanno sfruttato con scaltrezza le immense ricchezze naturali che il paese ha (come dire, una sorta di regime venezuelano ma intelligente, senza Chavez), almeno  per tutti gli anni in cui a Lula era riuscito di fare, le piazze si riempiono, e non sventolano piu’ bandiere rosse. E siccome il calcio carioca e’ establishment, anche quelle giallo-oro perdono una (piccola) parte della loro lucentezza. Ma per Queenan questo complesso discorso sociale e’ solo la scusa per sfogare un livore contro il calcio che tradisce bassi istinti, che evidentemente albergano nella sua personalita’. Del resto, figlio di padre irlandese alcolizzato e abusivo, avendo scritto il libro Closing Time sulla propria esperienza umana, che e’ stato paragonato da qualcuno alle Ceneri di Angela di Franck McCourt, non ha preso bene l’indubbio maggiore successo del libro “concorrente” sulle sofferte infanzie irlandesi (anche se il suo Closing Time ha avuto qualche riconoscimento, come l’essere inserito nel 2009 nella lista dei 100 libri piu’ influenti del New York Times). Infatti, Queenan e’ stato uno dei pochissimi che ha pesantemente criticato le “Ceneri di Angela” per essere troppo “sentimentale”. 

Invidioso, e non coerentissimo: nel suo altro libro Queenan Country e’ oltremodo affascinato per la Gran Bretagna e la speciale relazione tra Britannici e Americani. Ora, se uno dovesse dire le prime tre parole positive che vengono in mente per descrivere l’Inghilterra sono “la regina”, “i Beatles” e “il football”,  quello vero che si gioca con i piedi. Ma Queenan ignora questo aspetto fondante, e si lancia in una analisi trash, spazzatura, di un fenomeno globale il cui successo e’ fuori discussione. Il calcio, per lui e’ “come la Guerra dei 100 anni, consuma tempo, e’ scarso di emozioni, e dai risultati deludenti. Uno sport che ha le sue radici nella vigliaccheria e nella doppiezza, il piu’ mortale passatempo del mondo”. “I giocatori hanno ridicole capigliature e ridicoli nomi e ridicole espressioni facciali… e mai, mai, segnano”. “E poi si tuffano per avere un rigore… e si tirano per la maglia….”. D’accordo, far ridere e’ difficile, ma il satirico Joe piu’ che humour dimostra, anche qui come per Angela’s Ashes , una non commendevole propensione alla abolizione della concorrenza. Per uno che scrive sul Wall Street Journal (e mi spiace per la testata) e’ come uno che scrive bestemmie sul bollettino della parrocchia. 

Evidentemente, accettare che gli Usa siano un “paese emergente” in uno sport globale per lui e’ insopportabile. Lui deve accontentarsi di chiamare  “World Series” le partite tra i “Corvi” di Baltimora e i “Delfini” della Florida, cosi’ i suoi sport “veri”, come li chiama lui, sono in testa nel mondo anche se si giocano solo negli Usa.  E cosi’  Joe fa il protezionista. E vede come soli legittimi atleti i suoi campioni di baseball e di football (giocato con le mani, ma non vede il bisticcio). Per questa faziosita’, questa si’ comica agli occhi di chi non e’ cieco, spara i sarcasmi che ho riportato, e tanti altri ancora che vi risparmio. Il risultato e’ uno sproloquio che non fa ridere, ma  trasuda antropologico senso di superiorita' totalmente ingiustificato. E’ una sorta di “razzismo sportivo” verso i fans del soccer (il nome americano del calcio), senza senso della realta’, prima che di quello dell'umorismo. Perche' un americano che critica i ridicoli tagli di capelli e le ridicole espressioni facciali dei calciatori , scadendo in un Lombrosismo di ritorno, fa soltanto pena. 

Ma ha visto Joe i suoi atleti americani ideali, che lui teme possano perdere spazio per la concorrenza del calcio? Cioe', i ciccioni dopati tatuati che fanno sport con i pantaloni lunghi e un lungo pezzo di legno in mano?  E che sono tanto corretti e sportivi che tirano la palla pesantissima per colpire la tempia dell’avversario, che infatti ha la protezione? E quegli altri, sempre ciccioni e dopati, e non meno tatuati (e in un caso recente di cronaca, finiti in galera per assassinio) che si mettono il lucido delle scarpe in faccia, hanno elmi da longobardi con la griglia da bulldog, e sotto trecce rasta, e le spallone finte rinforzate che sembrano alieni di star trek?  Si crogioli Joe nella sua invidia divorante. Vedra'  il calcio fiorire ovunque nel mondo, anche nel Texas, in leale concorrenza con le altre discipline. E ognuno assistera’ alle gare che crede e fara’ lo sport che gli piace. A Seattle, ci sono piu’ tifosi cha vanno allo stadio per il soccer che per il football. Piuttosto, a proposito di Texas,  si preoccupi della reputazione di chi cerca nuove avventure. Quando gli americani si appassionano per gli sport che non sono nelle loro tradizioni, si impegnino a non far  arrossire di vergogna l'intera nazione, come e’ capitato a Lance –Dopatissimo- Armstrong con il ciclismo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog