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Questione razziale

Chi sono i più razzisti d'America?
I neri. Anche per i neri...

La curiosa indagine di Rasmussen, segnata da una determinante venatura ideologica. E 4 anni di Obama-Michelle non hanno prodotto alcuna rivoluzione culturale

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Chi sono i più razzisti d'America?
I neri. Anche per i neri...

Ma chi sono, allora, i “più” razzisti in America? Secondo un sondaggio Rasmussen condotto a inizio luglio sarebbero i neri, almeno nella percezione della popolazione americana (dove i bianchi sono ancora in forte maggioranza, anche se calano a scapito degli ispanici). 

Il 37 % dei cittadini adulti pensa che la maggior parte dei neri americani sono razzisti, mentre soltanto il 15% è dell’idea che lo sono la maggior parte dei bianchi, e il 18% dice lo stesso degli ispanici.  

Dietro le risposte al sondaggio, condotto telefonicamente tra 1000 cittadini, c’è una determinante venatura ideologica. Tra i conservatori, ben il 49% considera razzista la maggior parte dei neri, mentre soltanto il 12% dei conservatori pensa questo dei bianchi. Tra chi si identifica liberal, all’opposto, il 27% vede come razzisti la maggior parte dei bianchi, contro il 21% che pensa che gli afro-americani siano razzisti. Parallelamente, il 49% dei Repubblicani etichetta di razzismo i neri, mentre tra i non affiliati ad alcun partito la percentuale cala al 36% e tra i Democratici al 29%. 

Tra gli stessi neri americani sono il 31% a vedere razzisti i neri, comunque, più numerosi del 24% che considera razzisti i bianchi e del 15% che giudica razzisti gli ispanici. E se tra i neri la maggioranza vede razzisti i neri, forse vuol dire che anche l’accezione della parola, nelle due culture, è diversa: negativa senza scampo per i bianchi, mentre per i neri si può ritrovare anche una valenza positiva. Del resto, mentre è condannato senza appello, e giustamente, il razzismo dei bianchi suprematisti, non c’è la stessa riprovazione sociale verso gli estremisti neri che rivendicano il “razzismo” antibianco, e antisemita, come nel caso della Nation of Islam, o delle Pantere Nere, o della chiesa di Jeremiah Wright, il pastore di Chicago di Obama.

Tra i bianchi adulti, soltanto il 10% pensa che i bianchi siano razzisti, contro il 38% che vede razzisti i neri e il 17% che vede razzisti gli ispanici. 

In generale, dunque, la questione razziale è destinata ad accompagnare, forse per sempre, l’evoluzione della società multietnica, e ciò in cui si può sperare, senza soverchio ottimismo però, è un progressivo miglioramento delle relazioni concrete tra le razze. Attualmente, solo il 30% di tutti gli americani crede che i rapporti tra i gruppi di diverso colore siano buoni o eccellenti, con il 14% che li descrive come “scarsi”. Per il 29% le relazioni tra razze stanno migliorando con il tempo, mentre il 32% vede invece un peggioramento, e il 35% è dell’opinione che rimangono circa le stesse. Oltre 4 anni di Obama e Michelle alla Casa Bianca non hanno prodotto quella rivoluzione culturale, neppure nel vissuto degli stessi afro-americani, che qualcuno aveva anticipato. Evidentemente, anche se la Costituzione ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, scandendo a chiare lettere che Dio ha creato uguali gli uomini quando ancora in America qualche Padre Fondatore aveva gli schiavi, va preso atto che l’umanità è un composito collage di menti e cuori, che non basta la velleità della correttezza politica a uniformare al cento per cento. Qui e ovunque. 

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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