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Complimenti per la trasmissione

Il Kilimangiaro di Bertolino, brasiliano suo malgrado

Elogio di un comico sottotraccia

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Bertolino in action

«Non bisogna aspettare che la tempesta passi, ma imparare a ballare sotto la pioggia...». La frase è del Mahatma Gandhi che l’altra sera, purtroppo, non era presente in quel caravanserraglio caciarone che è Alle falde del Kilimangiaro Estate (Raitre, domenica, prime time).
Ma ad averla riportata, la frase, è Enrico Bertolino, il comico- manager; mentre si parlava dell’immenso cuore del Brasile e del suo colpo di lombi -tra distillati di Cachaça, sorrisi d’orfani e arabeschi di capoeira-: lampi di speranza verso un avvenire migliore. Bertolino era lì, piacevolmente assiso con Alberto Angela e la modella Yuma Yakitè, a sperimentare uno di quei test inutili («Quanto siete ambiziosi?») che solo l’Emilio Fede degli anni 80 osava rendere materia televisiva. Bertolino, ex bocconiano ed esperto in risorse umane, svelava, non senza una pudicizia ignota in video, di essersi innamorato del Brasile; di avervi preso casa e moglie; di aver creato da quelle parti una onlus per i bambini  -Vita a Pititinga- dove i piccoli orfani o con problemi possono socializzare, avere un pasto caldo e dignitoso, giocare a pallone in un campetto da calcio, spesso con la maglia dell’Inter. Il nerazzurismo del comico, peraltro, è la sua unica condanna. Per il resto, di Bertolino, vero maverick, vitello fuori dal branco dello spettacolo italiano, si parla sempre poco. Ed il suo vivere mesottotraccia è mediaticamente incongruo. L’uomo, con quella sua faccia da geometra di Copenaghen che può ingannare, è in realtà una mente aguzza. Quando il suo Glob - un guizzo alla Lenny Bruce col mondo della comunicazione sullo sfondo-  venne sacrificato a strane necessità di palinsesto, Enrico ringraziò e fece spazio. Quando le sue fiction come Piloti esplodevano, lui si limitava a un sorriso. Non è esoso, non polemizza e fornisce idee intelligenti. Una persona perbene.  O è ricco di famiglia, o ha sbagliato Paese, appunto..




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