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Verso la riforma

Nuovi immigrati, nuovi elettori, nuove risorse

Con la futura legge saranno 11 milioni gli stranieri "residenti permanenti", anticamera della cittadinanza americana. E i Repubblicani devono tornare a scommettere su di loro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Nuovi immigrati, nuovi elettori, nuove risorse

Se passerà la riforma dell'immigrazione, per 11 milioni di clandestini si aprirà la strada per diventare "residenti permanenti", che è il primo passo legale per ottenere la cittadinanza. Ma quanti diventeranno americani è un mistero. Sui tempi e i modi della regolarizzazione della posizione degli attuali clandestini è aperto un dibattito accesissimo tra Repubblicani e Casa Bianca, e l'esito è ancora incertissimo e potrebbe anche finire tutto nel nulla, come capitò per il tentativo di George W. Bush durante la sua presidenza. Ma il paradosso è che, almeno basandosi sull'esperienza attuale di chi ha già la "green card", ossia è diventato "residente permanente" seguendo le normali trafile di legge, e anche la precedente sanatoria, non è detto affatto che, una volta legalizzati, gli stranieri compiano poi la mossa conclusiva della naturalizzazione. 

Oggi sono oltre 8 milioni le persone che potrebbero fare domanda di cittadinanza, perché hanno il requisito di almeno 5 anni di green card alle spalle e nessun impedimento tecnico, ma non avanzano nell'iter burocratico e passano gli anni nel "limbo" del permesso, rinnovabile ogni 10 anni, senza approdare alla naturalizzazione. Per averla, occorre superare un esame di cultura civica, che apre la strada al giuramento.

Essendo un ricco polmone di cittadini potenziali che farebbero bene all'economia, una associazione-ombrello di molti volontari, la New Americans Campaign, sta raccogliendo fondi fino a 20 milioni di dollari per organizzare iniziative di "reclutamento", ossia di "promozione dell'America" presso questa categoria di "quasi cittadini". Un evento di lancio del gruppo si tiene a Dallas in questi giorni, al termine della cerimonia del giuramento di 20 nuovi immigrati alla quale sarà presente l'ex presidente George Bush, che è un campione riconsociuto della politica "amichevole" verso l’immigrazione. Non a caso, alla sua rielezione nel 2004 contribuì una percentuale di ispanici del 44%: se li avesse saputi raccogliere Romney, che si è fermato al 29%, probabilmente il repubblicano avrebbe vinto la corsa nel 2012. 

"Se anche soltanto una metà di quelli con le carte in regola per la cittadinanza decidesse di prenderla, ciò aggiungerebbe miliardi di dollari all'economia nel prossimo decennio", ha detto Metthew Denhart, esperto di immigrazione al Centro Studi collegato con la Biblioteca Presidenziale di Bush, alludendo ai guadagni in termini di stipendi e di miglioramento delle capacità professionali dei nuovi cittadini. 

Attualmente, molti "papabili" sono scoraggiati dal processo che comporta complessi passaggi burocratici, che richiedono tempi lunghi e una navigazione ad ostacoli negli uffici federali. I volontari della Campagna, tra cui la Camera di Commercio di Los Angeles, la John S. and James L. Knight Foundation, l'Evelyn and Walter Haas Jr. Fund di San Francisco, la Grove Foundation di Los Altos, California, la Open Society Foundations e la JPB Foundation, metteranno in piedi web sites interattivi e forniranno assistenza legale per aiutare i candidati, ma soprattutto per convincerli che la meta è davvero a portata di mano, ed è conveniente anche per loro. Molti studi hanno dimostrato che gli immigrati naturalizzati hanno stipendi più alti e un tasso di povertà più basso rispetto ai non cittadini. Inoltre sono più portati a comprare una casa e a investire nella propria formazione. 

In tutta America, almeno 100 organizzazioni di base si accingono a scendere in campo, a partire dalle aree scelte per la loro criticità: Los Angeles e San Jose in California, Dallas e Houston in Texas, Charlotte in Nord Carolina e New York City. Ben 4 su 10 residenti permanenti negli Stati Uniti, infatti, vivono in queste città.

Secondo il Pew Hispanic Center, solo un terzo di tutti gli immigrati messicani e due terzi degli immigrati non messicani, pur potendo diventare cittadini, non si sono mai naturalizzati. Circa il 40% dei 2,7 milioni di persone senza documenti che ottennero la green card con il precedente programma di legalizzazione, quello del 1986, sono diventati cittadini entro il 2009. Quanti ne produrrà la prossima riforma, se arriverà alla firma di Obama?   

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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