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Il vizietto di Barack

Obama peggio del regime castrista:
ordina ai dipendenti federali
di spiare i loro colleghi

L'iniziativa segreta si chiama "Insider Threat Program": che non si fa i fatti degli altri viene denunciato. Il caso NSA? Una bazzecola...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Con una iniziativa segreta chiamata “Insider Threat Program” (Programma per identificare le minacce dall’interno dell’amministrazione), Obama ha di fatto ordinato dal 2011 ad ognuno dei 5 milioni di dipendenti federali di spiare i comportamenti dei colleghi. E di riportare, pena la denuncia per chi non lo facesse,  le eventuali “anomalie” riscontrate ai managers designati dell’Insider Threat Program. I quali approfondiranno le situazioni personali, potranno accedere alle email private dei “sospettati”, e prenderanno le opportune misure.   

Il monitoraggio delle telefonate di milioni di americani (e di stranieri) operato dalla agenzia di controspionaggio NSA era una bazzecola, perche’ c’erano a protezione i famosi “algoritmi”, ma soprattutto un giudice che doveva dare il suo OK per proseguire nel controllo ad personam dei sospettati di trame terroristiche. In questo programma, che ovviamente Barack definira’ “un atto di buon senso” come usa fare lui per ogni sua politica faziosa o liberticida, c’e’ invece il “tutti contro tutti” in un allucinante remake dei comportamenti invasivi e degrandanti della Stasi della Germania Est o della polizia castrista. I funzionari comunisti dovevano “incoraggiare” la gente a tenere d’occhio il vicino di casa, l’amico alla sezione del partito, la maestra o il prete. I dipendenti del governo Obama sono tutti arruolati, anche quelli che lavorano al Dipartimento dell’Istruzione o al Peace Corps, e non solo alla Difesa o al dipartimento della Giustizia o della Sicurezza  nazionale, perche’ non si facciano sfuggire nulla delle ‘attivita’ sospette del compagno di stanza. Dove il “sospetto”, come la bellezza,  e’ ovviamente nell’occhio di chi osserva. In un clima di sospetto generale, e con la minaccia di essere puniti se non si “denuncia” l’amico, ci sara’ anche spazio per ritorsioni personali, vendette di cornuti, delazioni di frustrati. Un bell’ambiente, insomma, a cui manca soltanto l’ultimo tocco del premio in denaro, come ironizzano i critici del mondo scientifico e psicologico, dove non c’e’ consenso sulla efficacia dell’esame sui comportamenti affidato a dei dilettanti, oltretutto minacciati se non si danno da fare.

Il collega e’ in un momento di stress? Ci sono voci di divorzio incombente? Ha disponibilita’ finanziarie che un anno prima non aveva? Oppure e’ in crisi di liquidita’? Fa troppe ore straordinarie? Ne fa poche e denuncia malattie e malanni sospetti? Ha fatto un viaggio improvviso? Ha stampato 50 documenti in una settimana mentre erano di solito 20 in quelle precedenti? Moltiplicate tutte queste attenzioni per ogni collega, e viceversa, e si ha il quadro impressionante di un attivismo che avrebbe fatto invidia alle Guardie Rosse di Mao. I dettagli del piano sono stati resi noti dal gruppo editoriale McClatchy, che li ho ottenuto grazie alla legge sulla trasparenza degli atti e delle disposizioni pubbliche che non sono classificate. E questo Programma non lo era. Se non fosse stucchevole ricordarlo ogni volta, e’ potuto rimanere segreto tanto a lungo perche’ la curiosita’  della stampa Usa da quando c’e’ Barack e’  rispettosa, cioe’  tende a non disturbare il governo. Eppure la decisione di Obama di istituire la task force contro le fughe di notizie e gli atteggiamenti anti-americani dall’interno dell’amministrazione venne dopo che il soldatino Bradley Manning riverso’ tonnellate di files a Wikipedia, facendo di Julian Assange un eroe. Inutile dire che la imponente rete di spionaggio amatoriale affidato al personale di tutte le agenzie di governo, quando si e’ trattato di individuare Edward Snowden, ha fatto sonora cilecca. Ed ora Obama si trova nel mezzo di un nuovo scandalo per come spia i suoi dipendenti, con nome e cognome e senza gli algoritmi, mentre e’ ancora da risolvere la grana del trentenne che ha spifferato i segreti della NSA al Guardian inglese, al Washington Post e a un giornale di Hong Kong. 

di Glauco Maggi 

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