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Il caso

Il racconto del giurato
I fatti di quella notte
tra Trayvon e Zimmerman...

Le rivelazioni di una delle sei donne che hanno assolto il vigilantes ispanico dall'accusa di omicidio volontario (a sfondo razziale) del 17enne nero

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il racconto del giurato
I fatti di quella notte
tra Trayvon e Zimmerman...

Il giudice B37, il primo a esporsi in una intervista esclusiva alla CNN  (senza volto e senza nome, perché la giuria di questo delicato caso è protetta dalla segretezza), fa un bel po’ di chiarezza su che cosa sia successo in quella tragica notte di un anno fa, quando l’ispanico di carnagione bianca uccise l’afro-americano di colore nero. Le migliaia di manifestanti che il pastore nero Al Sharpton  di Harlem, protestatario per professione e interesse (ci ha montato la sua carriera politica, e al suo passivo ha già tanti altri casi in cui ha preso lucciole per lanterne, in malafede, accusando bianchi innocenti e vittimizzando neri che non erano vittime –i casi sono raccontati con dovizia di prove nel libro del 2012 di Ann Coulter “Mugged: Racial Demagoguery from the Seventies to Obama”) vuole far marciare in 100 città, dovrebbero vederla, prima di andare a bruciare le bandiere americane e a reclamare “giustizia per Trayvon”. La giudice ( si sa che nella giuria c’erano solo sei donne) ha dato la sua testimonianza a Anderson Cooper, scegliendo una tv che non può essere tacciata di simpatie conservatrici, ma anzi è nettamente pro Obama. Riportiamo le frasi salienti, che forniscono un quadro reale di come le sei donne siano arrivate alla conclusione. Solo una malafede preconcetta e tutta politicizzata può tenere accesa, e lo sta facendo eccome con violenze diffuse nel Paese e minacce ai familiari di Zimmerman, la tesi del razzismo come movente dello sparo fatale al petto della vittima. 

“Io penso che George Zimmerman (l’ispanico 29enne assolto, ndr) sia un uomo che aveva il cuore dalla parte giusta, ma era stato sconvolto dai vandalismi nel proprio quartiere, ed era tanto determinato a prendere queste persone che è andato oltre ciò che avrebbe dovuto fare”, ha detto B37. “Io credo che lui fosse animato da buone intenzioni ma tutto è andato per il verso storto. Quando George era nella macchina, da dove aveva chiamato la polizia (per avvisare della presenza di una persona che a lui sembrava in atteggiamento sospetto, ndr) non avrebbe dovuto scendere da quell’auto. Penso che sia andato un po’ troppo in là, che non avrebbe dovuto trovarsi in quel posto. Trayvon dal suo canto aveva deciso che non avrebbe permesso all’altro di fargli paura.. e credo che sia andato fuori di testa e lo abbia attaccato”, ha detto B37, convinta che a sferrare il primo pugno in faccia al vigilante volontario sia stato il 17enne nero. A quel punto, è questa la ricostruzione di B37 sulla base dei fatti portati a conoscenza della giuria, Zimmerman sentì che la sua vita era in pericolo prima di sparare a Trayvon. Come è dimostrato dalla voce disperata mentre chiamava aiuto al 911 della polizia. E la voce apparteneva all’ispanico, ha detto la giurata.

 “George aveva il diritto di difendere se stesso, si sentiva sotto la minaccia che la sua vita potesse essere portata via o che potesse essere ridotto veramente male. E aveva il diritto di difendersi”. L’intervistata ha detto di non credere che Zimmeramn avesse seguito Martin per il colore della pelle, ma che lo aveva giudicato pericoloso per come stava agendo. “Chiunque penserebbe che se una persona cammina lungo la strada, si ferma, si volta, si guarda indietro e attorno –se questo è quello che è effettivamente avvenuto – è sospetto”, ha detto B37. “Penso che tutti noi della giuria fossimo convinti che la razza non ha avuto alcun ruolo, non abbiamo mai avuto una discussione del genere”.  

Alla prima votazione tra i sei giudici, tre erano a favore della tesi della auto-difesa, tra i quali B37, e tre ritenevano invece Zimmerman colpevole. “ Un paio di quei tre, dopo il primo voto, volevano condannare George per qualcosa”, ha spiegato B37, “ ma dopo ore e ore di approfondimento della legge, e letture e riletture, abbiamo deciso che non c’era niente da fare, che non c’era altra strada da seguire”. 

Nel corso dell’intervista la donna ha avuto attimi di forte emozione, la voce rotta in vari frangenti. Ha anche detto che i giurati hanno pianto al momento del voto finale. “ E’ una tragedia quella che è avvenuta, ma è avvenuta. Penso che entrambi siano stati responsabili per la situazione nella quale si sono ficcati. Avrebbero dovuto andarsene ognuno per la sua strada .. purtroppo non è successo”. Sembra la ricostruzione, molto realistica e purtroppo non infrequente, delle liti all’incrocio per una precedenza negata. L’ispanico che non rinuncia a scendere dalla macchina, anche se fisicamente non regge il confronto con il più giovane nero, e per orgoglio muove verso di lui. L’afro-americano che, per pari orgoglio gonfiato dall’insofferenza ad essere preso ingiustamente di mira dal vigilante, passa a vie di fatto invece di spiegarsi o, ancora meglio, di andarsene per i fatti suoi. Fare di questo fatto, e della sua tragica dinamica, un Manifesto nazionale (anzi internazionale) contro il Razzismo americano verso i neri, è possibile soltanto per gli incalliti della correttezza politica, che è sempre “a prescindere”.   

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