Cerca

In bocca al lupo, Malagò, e buon lavoro.

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
In bocca al lupo, Malagò, e buon lavoro.

Si ricomincia con il calcio, squadre ormai in ritiro, il mercato pane quotidiano di tifosi, giornali e tv. Analizzando il «Sistema Calcio» si deve riferirsi a una tra le prime attività economiche del paese; quando si parla di società, non devono intendersi più come semplici club sportivi, ma vere s.p.a., talune addirittura quotate in borsa. Dunque approfondiamo la conoscenza di questo mondo prima di passare al lato prettamente sportivo.

Si rinnova finalmente il Coni con una figura di tutto rispetto, dal passato sportivo ma soprattutto con conoscenza della materia, Giovanni Malagò, che succede a Gianni Petrucci. Mentre in Lega Calcio è stato rieletto Maurizio Beretta, status quo anche alla Figc: un solo candidato, Giancarlo Abete, rieletto per mancanza di alternative. 
Sotto la sua presidenza il calcio ha toccato il livello più basso.

Il 14 luglio 2006 prendeva forma una delle più grandi ingiustizie che si ricordino: processo lampo di Cesare Ruperto, Juve in B per effetto delle investigazioni dei carabinieri senza tener conto di 170.000 telefonate da ascoltare. Avvocati «difensori» che concordavano sul male minore (Zaccone-Juve), Commissario Figc (Rossi) che assegnava quei titoli a società (Inter) della quale era stato consigliere, mentre la Juve forniva i suoi assi alla nazionale Campione del Mondo. 
Era il luglio 2006 quando Prodi, capo del governo, e la ministra Melandri salirono sul carro dei vincitori, senza sapere se il pallone fosse tondo o quadro, quel carro costruito con fatica proprio dalla Juve e dai suoi dirigenti. Il presidente del Coni di quel tempo, Petrucci, non mosse un dito, coadiuvato dal suo luogotenente Pagnozzi, spalla di Abete, ai piedi tutti e tre di Carraro che, dopo aver dato le dimissioni da presidente della federazione, assunse il ruolo di suggeritore.

Gli sportivi si augurano adesso che Malagò possa dare una svolta a un mondo votato al clientelismo, dove la Juve, dopo la morte dell’Avvocato e di Umberto Agnelli, era diventata debole. Gli sportivi vogliono sapere ad esempio perché l’Inter che utilizzò un extracomunitario (Recoba) come comunitario, con passaporto falso e patente falsa con documenti trafugati alla motorizzazione di Latina, non venne retrocessa come da regolamento; e perché Carraro, presidente Figc di quel tempo, dichiarò che non poteva far retrocedere l’Inter perché Moratti aveva speso troppo (lo scrisse Franco Ordine sul Giornale). Vogliono sapere di «Premiopoli» e il perché Palazzi fermò il suo luogotenente Mattioli quando questi voleva aprire un’inchiesta sull’ufficio «Premi e Lavoro», diretto dal professore Vichi, insegnante di matematica dei figli di Abete. «In quell’ufficio non si può entrare», disse Palazzi a Mattioli, «ci sono delle precarietà». Dopo di che l’avvocato fu trasferito all’antidoping. 
Vogliono sapere perché, dopo un processo sommario, siano stati condannati i dirigenti della Juve per non aver commesso il fatto, a meno che qualcuno, con fatti alla mano e non chiacchiere, possa dimostrare il contrario. Doveva essere il 2004-05 un campionato irregolare, risultò invece regolarissimo sia nel processo sportivo, sia per la magistratura ordinaria. I contatti esclusivi con i designatori? Ipotesi superata dalle intercettazioni nascoste dagli investigatori e ritrovate dalla difesa.
In bocca al lupo, Malagò, e buon lavoro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog